LIBRI LETTI: RC2017: UN LIBRO COMPRATO DURANTE UN VIAGGIO

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Che cos’è Hotel Borg? E’ la sintesi di cinque esistenze, cinque destini, cinque corpi votati alla musica, e che della musica fanno ogni proprio agire.
E’ la storia di Oscar, un ragazzo molto particolare, che fugge dalla Svezia in cerca di un proprio posto nel mondo, va a Londra e comincia a lavorare in un hotel di lusso e a fare il buongiornista, ma che alla fine da questo lavoro viene schiacciato. Sempre uguale ogni giorno. Il tedio lo divora, e lui ogni giorno pratica un atto di resistenza fino allo slancio.
E’ la storia di Alexander Norberg, famoso e prestigioso direttore d’orchestra che ha un rapporto strano con il suo successo, con la sua visibilità, ma anche su ciò che può essere il ricordo di lui nel futuro, ha paura dell’oblio e della dimenticanza, tantoché arriverà a rifiutare la nomina a direttore stabile dell’Orchestra Filarmonica di Berlino e ad organizzare un ultimo concerto d’addio nella vecchia cattedrale della gelida Reykjavik, con 52 spettatori scelti per estrazione sull’elenco telefonico.
E’ la storia di Hakon Petursson, l’uomo più desiderato di tutto l’Islanda, l’uomo che ha ricevuto in dono tutte le fortune, l’uomo che con irriverenza è stato estratto per ricevere un biglietto dell’ultimo concerto di Norberg, proprio lui che di musica ne capisce zero. Che spreco!
Gli ultimi due personaggi che compongono il microcosmo creato di Nicola Lecca sono Rebecca Lunardi, cantante lirica con un carattere arrogante e che ha una vera ossessione per la sua voce e Marcel Vanut che vive in una prigione costruita dai propri genitori, che in maniera forzata l’hanno educato e cresciuto per farlo diventare la voce bianca più famosa di tutto il mondo. Marcel Vanut non conosce il mondo, non conosce altro che la musica. Solo le note sono i suoi compagni di giochi, i suoi amici fedeli.
Questi personaggi così diversi tra di loro, rappresentano come in un’orchestra la sinfonia, quella sinfonia scelta da Alexander Norberg, lo Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, l’opera inarrivabile: «Tutti i compositori, una volta o l’altra, si sono trovati davanti allo Stabat Mater, a questo testo scritto in epoca medioevale da Jacopone da Todi per raccontare il dolore della Vergine davanti la morte del proprio figlio. Tutti l’hanno musicato e anche i compositori contemporanei a cimentarsi con le sue parole estreme di dolore. Eppure Bach non ne ha mai scritto uno. Lui è stato arrogante in proposito: ha deciso che la Stabat Mater di Pergolesi era sbagliato e l’ha corretto. L’ha riscritto da cima a fondo: e l’ha rovinato.
Lui, che è sempre stato il più grande di tutti: davanti allo Stabat Mater ha fallito. Perché lo Stabat Mater non è un’opera in cui si può dimostrare la propria bravura. Al contrario, lo Stabat Mater è un’opera che necessità di umiltà e di segreto».
E tutti come in un concerto si dovranno muovere in armonia, come dei veri e propri ingranaggi, perché non è possibile spegnere i propri sogni, non è possibile far fallire lo Stabat Mater.
«Vede, Maestro: è troppo facile rimpiangere i desideri che non si avverano, quando si è fatto poco per realizzarli. Io non sono così: credo che la vita sia come un rompicapo e che la soluzione si possa sempre trovare. Credo che il destino non sia già scritto, ma che siamo noi, con la nostra forza d’animo, a influenzarlo.
Certo, è comodo abbandonarsi alla vita senza un percorso da seguire: naufraghi dell’esistenza, in attesa, soltanto, che il sole sorga – al mattino – e che poi tramonti. Giorno dopo giorno, allo stesso modo. Quanta gente – maestro – si lascia vivere dalla vita? Me lo dica.
Quante persone subiscono ogni giorno gli affronti del destino senza ribellarsi?»

Se volete deliziarvi all’ascolto dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, ecco per voi un link: https://www.youtube.com/watch?v=xHQVtYzjLao