LIBRI LETTI: RC2017, UN LIBRO AMBIENTATO A NAPOLI

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Nella prima metà degli anni Settanta, Stella, detta a scuola stelladamore, col nome attaccato al cognome, ha un palazzo intero per madre. A Napoli, tutti lo chiamano Palazzokimbo per via dell’enorme insegna pubblicitaria che campeggia sul tetto. Chili e chili di ringhiere, porte blindate, chiavistelli… un clangore di ferro risuona per i suoi otto piani, fino alla cima, una distesa asfaltata e ricoperta di antenne, da cui si scorge tutta la città, compresa la striscia di mare dove si erge la Saint-Gobain, la vetreria proprietaria degli appartamenti in cui vive il personale della fabbrica. Settanta famiglie di operai, come il papà di Stella, e impiegati ed elettricisti che hanno a che fare con silice, ossidi, nitrati e amianto, e rientrano a casa coi vestiti che sopra i baveri sembra vi sia uno spolvero di talco. All’ottavo piano abita la famiglia D’Amore. Ci sono i genitori, zia Marina, la sorella signorina di papà, i nonni paterni, Stella e sua sorella Angela. C’è pure un gatto, battezzato Otto, per un semplice calcolo d’aggiunta. Tanti D’Amore, e ciascuno con un passo e una voce, un modo di sbattere le porte, di strascicare i piedi, di richiudere sportelli, di calibrare il volume della televisione. Quattro piani sotto vive la signora Zazzà, che calza sempre le pantofole, indossa una quantità di stracci variopinti e cela un segreto che nessuno conosce. Quando non si aggira per Palazzokimbo, Stella trascorre il tempo incantato della sua infanzia con Consiglia, l’amica del cuore coi capelli rossi che le sfiammano lampi sulle spalle, le guance accese e la lingua velenosa. Nel ventre di Palazzokimbo penetrano, però, anche i fatti di fuori, gli eventi terribili della fine degli anni Settanta: la deindustrializzazione, il rapimento Moro, la strage di Bologna…

«Tutti si facevano i fatti di tutti, le proprie disgrazie non erano bastanti, ci voleva un supplemento di supplizio. Ci voleva il peggio agli altri per avere l’illusione di una specie di salvezza. Perché gli occhi guardavano solo il brutto, vedevano solo il male anche quando pareva non ci fosse, ed era così che il male succedeva. Delle cose belle, agli occhi, non importava nulla. Di fronte alla bellezza si stringevano, la pensavano un accidente transitorio di cui diffidare, un imbroglio».

Sì, in Palazzokimbo regnano le tradizioni, regna la scongiura, regna la credenza per il malocchio, si sente e si vive per piccoli riti e gesti quotidiani, ognuno con il proprio universo di senso, in una Napoli spettrale e brulicante, viva ma anche da cui starsene nella giusta distanza. Si entra e fa compagnia per tutta la lettura la famiglia D’amore, che vive in un palazzone e in una casa sovraffollata, con Stella – la protagonista –, la sorella Angela, i nonni paterni, la zia Marina, e Otto un gatto maldestro. Palazzokimbo per Stella è una moltitudine di storie, di facce, di persone, di scale, di realtà che si incrociano quasi per sbaglio. In Palazzokimbo convivono diverse esistenze, ma tutta accomunate dallo stesso spirito di vivere la vita, quello proprio di Napoli, quello che è implicitamente iscritto nel loro dna. In questo palazzone si convive come fosse una comunità: con frasi, credenze, gesti, abitudini, ognuna diversa. Scene familiari che si rincorrono in Palazzokimbo e piccoli gesti familiari come il nonno che insegna alla nipote a cucina la frittata alla mozzarella, o la zia Marina rinchiusa nella sua stanza dei sogni con i libri di Liala, o gli occhi di questa bambina – Stella – che immagina altri mondi, altre realtà al di fuori della proprio. Consigliato per chi ama Napoli e le storie familiari.