LIBRI LETTI: RC2017, UN LIBRO CHE ABBIA COME PROTAGONISTA UN BAMBINO

Standard

«Spesso si parla di autismo al singolare. In realtà, per indicare l’eterogeneità di questi quadri clinici, sarebbe più corretto usare l’espressione disturbi dello spettro autistico».

Ecco, Maurizio Arduino, psicologo e psicoterapeuta, responsabile del Centro Autismo e Sindrome di Asperger (CASA), chiarisce si da subito questo errore comune, che spesso tutti commettiamo nell’intendere l’autismo. Per raccontarsi poi da osservatore esterno e poi anche interno, come in una delle migliori ricerche etnografiche, la storia di quattro spettri autistici a partire dai loro strani modi di comunicare: a con luce, con le corde, con la corsa e attraverso la matematica.
I protagonisti delle quattro storie sono Silvio, Cecilia, Elia e Matteo, e la loro crescita, il loro stare al mondo, le loro famiglie e fratelli e sorelle.
In ogni storia si racconta di come viene scoperto l’autismo, e di come questa scoperta cambia la vita – inevitabilmente – in chi ruota attorno al vivere di Silvio, di Cecilia, di Elia e Matteo, si racconta del loro diverso percorso di crescita, del rapporto difficile con la scuola, e di quanto nel sistema scolastico italiano si faccia fatica a stare al passo con gli aggiornamenti che tali disturbi nell’educazione scolastica richiederebbero.
Il pregio della narrazione di Arduino è quella di parlare anche ai non addetti ai lavori, anche a chi magari di autismo sa poco, o a letto poco o nulla, presentandosi con un lente focale diversa per ogni storia quando questa sindrome possa diversificarsi seppur con alcuni elementi cardine comuni.
Quattro storie d’amore, di dedizione, in cui l’importanza del tempo, dell’ascolto e della comprensione diventano gli elementi centrali.
Inoltre, leggendo le quattro storie proposte – al di là del tema non dei più semplici – si sorride e ci si riempie il cuore vedendo queste quattro persone che attraverso le loro diverse potenzialità riescono comunque ad integrarsi nella società, e a vivere una vita normale, seppur restando ancorati ai loro agganci visivi.
Una lettura, però, che lascia anche un po’ l’amaro in bocca per la nota finale che Maurizio Arduino – giustamente – senza risparmiare nessuno fa al sistema di assistenza italiano, che se fino a 18 sembra garantire qualche diritto – seppur con diverse e spesso gravi fallacie – oltre i 18 si eclissa; tutti i ragazzi e le ragazze affette da queste sindrome sembrano diventare nessuno. Il nulla. Dei soggetti di cui ci si dimentica, tristemente. E ciò non è giusto, non è più possibile.
Grazie Arduino, e grazie a Valentina per avermelo caldamente proposto.