LIBRI LETTI: QUIRICO

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«[…] la mia evoluzione in fondo, il vero miracolo sarebbe di compierla, questa sacrosanta pulizia dei pregiudizi, senza dover rischiare la vita per accorgersene»

Descrizione: Questo libro è la cronaca dei viaggi fatti in compagnia dei migranti nei principali luoghi da cui partono, e in cui sostano o si riversano. In questo senso, è il racconto in presa diretta dell’Esodo che sta già mutando il mondo e la storia a venire. Una Grande Migrazione che ha inizio là dove parti intere del pianeta si svuotano di uomini, di rumori, di vita: negli squarci sterminati di Africa e di Medio Oriente, dove la sabbia già ricopre le strade e ne cancella il ricordo; nei paesi dove tutti quelli che possono mettersi in cammino partono e non restano che i vecchi.
Termina nel nostro mondo, dove file di uomini sbarcano da navi che sono già relitti o cercano di sfondare muri improvvisati, camminano, scalano montagne, hanno mappe che sono messaggi di parenti o amici che già vivono in quella che ai loro occhi è la meta agognata: l’Europa, il Paradiso mille volte immaginato.
In realtà, il Paradiso è soltanto l’albergo fatiscente di civiltà sfiancate e inerti, destinate, come sempre accade nella Storia, a essere prese d’assalto da turbini di uomini capaci di lasciarsi dietro il passato, l’identità, l’anima.
Da Melilla, l’enclave spagnola che si stende ai piedi del Gourougou, in Marocco – dodici, sonnolenti chilometri quadrati cinti da un Muro in cui l’Europa è, visivamente, morta – fino alla giungla di Sangatte, a Calais, dove la disperata fauna dei migranti macchia, agli occhi delle solerti autorità francesi, le rive della Manica con la sua corte dei miracoli, tutto l’Occidente, dai governanti ai sudditi, sembra ingenuamente credere di poter continuare a respirare l’aria di prima, di poter vivere sulla medesima terra di prima, mentre «il mondo è rotolato in modo invisibile, silenzioso, inavvertito, in tempi nuovi, come se fossero mutati l’atmosfera del pianeta, il suo ossigeno, il ritmo di combustione e tutte le molle degli orologi».

Il pregio del libro è sicuramente guardare con osservazione partecipante il fenomeno del terzo millennio: l’emigrazione.
Quirico si sporca le mani, non ci racconta la storia di questi migranti da una scrivania, o da un attico lontano dalla sofferenza, ma si immischia anche lui nel percorso di questi uomini, di queste donne (costrette a prostituirsi il più delle volte per sopravvivere), documenta in maniera ineccepibile, a volte – a mio avviso – con qualche toccata ad effetto di troppo (ma avendo letto altri suoi libri, è proprio del suo stile), ci porta in faccia una realtà che vogliamo dimenticare, su cui noi tutti ci sentiamo impotenti, presi dalle nostre cose, dalle nostre faccende, dai nostri problemi, e dall’altro solo silenzio, silenzio, e un rumore sordo di bombe, di morti.
Una lettura per non dimenticarci dell’altro, per riflettere e meditare su il fenomeno più agghiacciante e triste del terzo millennio mentre l’Europa, quell’Europa che si dichiara unita sta a guardare.

«Oh, se si potessero cambiare gli uomini, signore! Fino a ora non sapevo che cosa fossero gli uomini. Quando si vive pacificamente non ci si accorge di niente. Ma ora so che stanno su un gradino più basso delle bestie. Quando la bestia si è levata la fame, è felice e lascia che anche le altre si facciano avanti… Ma l’uomo arraffa e morde chi gli sta intorno», non c’è da aggiungere altro.