LIBRI LETTI: PEANO – RC: OB. 6 – UN LIBRO CHE TI FACCIA PIANGERE

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«[…] il cancro sia in realtà il legame, ciò che li tiene uniti, ciò che permette di continuare a sommare un giorno agli altri giorni».

Finito ora, mi ha turbato, sì, turbato è il termine adatto. Mi ha rimesso in braccio un dolore passato, sempre vivo, ma con il tempo sopito, la morte di mia nonna. Ricordo benissimo gli ultimi anni della sua esistenza.

«Sono entrata qui con le mie gambe, esco che non so più camminare»

E’ la stessa frase che sentivo rimbombare nei miei timpani dai miei zii, da mia madre, lei: ‘entrata nell’ospedale ancora cosciente e che ci riconosceva, subito dopo, dopo poco attimi, lapidariamente stroncata’.
Non so se mai ci si abitua ad un dolore, al suo arrivo, al suo decorrere, credo proprio di no, per quanto si sia pronti di fronte ad una malattia.
Marco è riuscito a farmi riflettere, ad interrogarmi, a scuotermi, a farmi rivivere un dolore assonnato, per sbattermelo di nuovo in faccia tra le pagine. Non so se consiglierei questo libro, soprattutto per quelli di animo sensibile come me, potrebbero avere il magone ad ogni pagina, di fronte al progredire della malattia, al sentirsi inermi di fronte ad essa, al provare a recuperare l’insalvabile.
Oggi purtroppo si è abituati all’amorevolezza, al non pensarci, e all’essere sereni e beati quanto il dolore tocca altri e non noi, ma quando poi ci entra in casa cambiano tutte le regole del gioco, le regole della vita, ogni briciolo di lucidità viene meno e si tenta di recuperare il tempo sprecato per le cose futili, per le stronzate.
Ricordo quanti medici diversi si son alternati per aggiornarci sul decorrere della malattia, quanti hanno provato a dircelo con parole dolci, con delicatezza, ma ricordo anche altri che con parole feroci ti sbattevano in faccia la stessa fine. Non so se sia giusto l’uno o l’altro approccio: tagliare il cordone affettivo in modo netto o in maniera graduale, ma poco conta, in entrambi i casi non si è mai pronti di fronte al lutto, alla morte, alla scomparsa.
Si legge anche della vita di questi famigliari, di un marito inerme, e di un figlio ancor di più senza orientamento, senza direzione, che da accudito dovrà accudire, e questo mi spaventa molto, anche se so che è così che funziona la vita.
Come la malattia ha le sue fasi di degenerazione anche la vita ha le sue fasi di crescita/invecchiamento, ma ora, oggi come oggi, stento ad accettare, cioè a ritenermi in grado di poter accudire nel miglior modo possibile ogni mio caro; sarà debolezza, sarà paura, sarà perché uno si ritiene ancora troppo giovane, però stento ad accettarlo.
In conclusione ringrazio Marco per averlo scritto questo libro, – non so se sia una storia vera o se è frutto di sola fantasia – in ogni caso il ritornar nel momento del dolore credo crei dolore ulteriore, ma faccia bene, ti aiuta a somatizzarlo meglio. L’invenzione di una madre, l’invenzione di una vita, l’invenzione di un al di là, dove forse tutti ci rincontreremo – amici e nemici, genitori e figli, parenti e conoscenti – quando la morte ci chiamerà a sé e solo lì potremmo vivere una felicità senza scadenza.

«Dicono che il cervello di un essere umano, dopo che il cuore ha smesso di pulsare, abbia ancora sette minuti di autonomia.
In quei minuti il figlio – tenendo la mano di lei, incapace di mollare la presa – non fa altro che singhiozzare. La mente un po’ alla volta gli si svuota di pensieri vecchi, e altri nuovi di zecca prendono il loro posto. È allora che gli viene l’idea che forse quelle lacrime dovrebbe in qualche modo conservarle. Seguire come Pollicino la pista disegnata dal pianto per poter ritornare – in futuro, quando lo desidererà – a quel preciso momento di dolore perfetto.
Se alzasse lo sguardo, nello schermo muto e nero della tv spenta Mattia vedrebbe riflesso se stesso e la madre, e intorno tutti quanti. Al centro – come nelle immagini della deposizione del Cristo – campeggia il vero protagonista: un corpo senza vita. La tv si ostina a mostrare quell’immagine come l’unica diretta possibile, quasi la morte della madre sia un evento trasmesso in tutto il mondo».