LIBRI LETTI: OVIDIO

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Amores è un’opera di Publio Ovidio Nasone originariamente composta da cinque libri, in seguito ridotti a tre. Furono composti tra il 23 a.C. e il 14 a.C. quando, pertanto, il poeta aveva circa vent’anni.

Struttura: Gli Amores sono una raccolta di elegie che hanno al centro il tema dell’amore, ma anche poesie d’occasione ed epicedi, nel solco della tradizione che è stata segnata da altri autori che lo hanno preceduto. La novità negli Amores di Ovidio rispetto alle raccolte elegiache di Tibullo o Properzio è la mancanza di una figura femminile attorno alla quale si raccolgano le esperienze d’amore. Manca una figura femminile che dia unità all’opera e che rappresenti un punto di riferimento per la vita dell’autore. C’è sì una Corinna però è una figura che appare saltuariamente e che ha dei contorni molto sfuocati.
Negli Amores non c’è il pathos, quell’intensità di sentimenti che troviamo espressa in Catullo o in Orazio. Qui l’amore è un lusus, un gioco, ed è visto con estremo distacco ed ironia, mentre viene meno il motivo del servitium amoris nei confronti della donna, quella professione di totale dedizione nei confronti dell’amata anzi c’è una professione di schiavitù nei confronti dell’amore anche se in tono scherzoso.

Tu, Grecino mi ricordo, proprio tu negavi
che si possano amare a un tempo due donne.
A causa tua sono ingannato e catturato inerme,
ecco, vergognosamente amo a un tempo due donne.
Entrambe attraenti, entrambe attente all’eleganza;
L’una è più graziosa dell’altra, l’altra più graziosa di
quella;
e più mi piace questa, e più quella.
Fluttuano come leggera barca spinta dai venti
discordi, ed entrambi gli amori mi tengono diviso.
Perché, Ericina, raddoppi senza fine i miei dolori?
Non bastava per darmi ansia una sola fanciulla?
Perché aggiungi fogli agli alberi, astri al cielo
che ne è pieno, e masse d’acqua nel mare profondo?
Meglio tuttavia ciò, che giacere privo d’amore.
Ai nemici tocchi una vita austera,
ai nemici tocchi dormire in un vedovo letto
e distendervi liberamente in lungo e largo le membra;
a me il crudele amore interrompa gli inerti sonni,
e non sia io l’unico peso del mio letto.
Mi consumi la mia fanciulla senza che nessuno lo
impedisca,
se una sola ne è capace; altrimenti due.
Resisterò; anche se gracili, i miei arti non sono deboli;
il mio corpo scarseggia di peso, non di nerbo.
E la voluttà darà ai miei lombi alimento di forze:
nessuna
fanciulla è stata delusa dall’opera mia.
Spesso ho consumato le ore della notte nel piacere, al
mattino
servivo ancora e avevo un corpo energico.
Felice colui cui sfiancano le reciproche battaglie
d’amore!
Gli dei facciano di esse la causa della mia morte!
Il soldato corazzi il petto contro le armi nemiche,
e col sangue si procuri una eterna gloria; insegua
ricchezze l’avaro w naufrago beva con labbra spergiure
le acque che ha stancato solcandole senza posa;
a me, quando morrò, tocchi di perdere le forze
nei movimenti d’amore, e spiri al mezzo dell’opera,
e qualcuno piangendo al mio funerale dica:
«Questa morte è stata coerente alla tua vita».