LIBRI LETTI: ORTESE

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 0c53c1d3ea0342f34748098162742e54_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyAlonso è un piccolo puma dell’Arizona. I «visionari» sono gli esseri che, via via, hanno la ventura di incontrarlo: un illustre professore italiano, ispiratore di terroristi e di altri «uomini del lutto»; i suoi figli, uno dei quali votato a una leggendaria clandestinità; un professore americano, che ha la terribile debolezza di voler capire e compatire. Tutti accomunati, nella loro funesta lucidità, da una sorta di pazzia che è come un «buco nella intelligenza, nell’azzurro, dal quale entrano il freddo e la cecità degli spazi stellari». La storia che li lega è un groviglio sconcertante – una «vera storia italiana», osserva sobriamente la narratrice e testimone. Ma il suo fondo è fatto «di silenzio e prodigio»: là dove vediamo apparire e scomparire le tracce del puma, oggetto di un odio irragionevole e di una persecuzione «da una petraia all’altra» o di un amore inerme. La vicenda procede scandita da rivelazioni che ogni volta sembrano elidere le precedenti e introdurre nuove spiegazioni, fra poliziesche e metafisiche, finché sempre più appare chiaro che in questa «tremenda storia di assassini, di visionari e di complici» il delitto da chiarire non è quello di una certa notte in una casa vicino a Prato, ma quell’incessante e incombente «sgarbo agli dèi» da cui ogni altro delitto discende, quel «peccato molto comune agli uomini, ma il più grave di tutti i peccati: il disconoscimento dello Spirito del mondo». Un romanzo difficile, profondo, a cui è difficile all’inizio dare un senso uniforme e completo, che unisce a sé vari stili letterari, tra la narrativa e il saggio, per fare poi un affondo nell’epistolare; si indaga la natura umana con voli e misfatti nella fantasia, in quella visionarietà che trascendente può da sola essere l’unica fonte di salvezza, rispetto ad un soprannaturale immobile, su un bene e male forse ormai confusione ordinaria, su quella indecente violenza, sull’insensata parata di idealismi, su un terrorismo che gravida attorno a radici solide in una realtà ordinaria e precaria nell’altra identità salvifica che l’Ortese ci presenta, il tutto condito con un unione tra biologico e naturale che ha del sorprendente, come Alonso, il piccolo puma dell’Arizona.

“Mi permetto di ricordarvi, Signor Presidente, che se il Cucciolo è ancora vivente ed errante, come io spero con tutto il mio cuore, per le pietraie del mondo, sarebbero opportune disposizioni in merito all’acqua da consegnare a tutti coloro che ardono di sete, criminali, poveri e ogni genere di nemico, in cui il Puma potrebbe essersi momentaneamente, per aver aiuto, trasformato.
Dunque Signore, l’acqua di Dio è oggi carente-dunque si ha sete. Date solo acqua, per carità, senza sale né minacce di morte.
[…]
La vita – come le ombre televisive- non è mai nelle nostre stanze, ma altrove. Così, chi cercasse il Cucciolo, scruti, nella notte, nel silenzio del mondo; non lo chiami, se non sottovoce, ma sempre abbia cura di rinnovare l’acqua della sua ciotola triste.
Non visto, verrà”.