LIBRI LETTI: OFFILL

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Descrizione: Sembrava una felicità è il ritratto di una donna, ma è soprattutto una riflessione sui misteri dell’intimità di coppia, della fiducia, della felicità e dell’amore. L’eroina creata da Jenny Offill, prima io narrante poi “Moglie”, si confronta con una serie di eventi felici e di catastrofi – le ambizioni personali in stallo, la scoperta dell’altro, la nascita di una bambina, il proprio ruolo di moglie, amante e madre, e infine il tradimento del marito.

«Il mio piano era non sposarmi mai. No, io volevo diventare un mostro d’arte. Le donne non diventano mai mostri d’arte, perché i veri mostri d’arte si preoccupano solo d’arte e mai di cose terrene. Nabokov non si chiudeva nemmeno l’ombrello, era Vera che gli leccava i francobolli».

Un libro particolarissimo che narra di un uomo e di una donna, che potrebbero configurarsi come una coppia qualunque. Potrei essere io l’uomo, la donna la mia fidanzata. Tanta semplicità all’apparenza ma nella profondità delle parole che ci offre l’autrice c’è ben altro, forse troppo. Sicuramente troppo. Un misto tra citazioni, pensieri personali, composizioni letterarie, estroversioni della parola (in tal senso mi ha ricordato un po’ il caro Queneau). Si incontra dai classici Ovidio, Esiodo, Ipparco, ai poeti Coleridge, Rilke, Dickinson, agli scrittori Kafka, Singer per arrivare a Weil, a Wittegenstein, ad Edison e Darwin oltre a proverbi cinesi e buddisti.
Non vi pare ci sia troppa carne sul fuoco? Ecco, esattamente. Seppur la concisione della scrittrice mi sia piaciuta, ho apprezzato meno la non linearità della storia che è portata qui e là dal vento dalla psiche di chi l’autrice fa intervenire, e ci si sente un po’ smarriti e alla fine dell’ultima pagina si resta insoddisfatti, come se la fine non fosse veramente la fine, ma solo un punto a caso tra un pensiero di troppo e una virgola sbagliata.

«Al nostro primo incontro avevo una brutta tosse. La tosse di un fumatore, anche se non avevo mai toccato una sigaretta. Ero andata da un dottore all’altro, ma nessuno era riuscito a guarirmi. Quei primi giorni facevo di tutto per non tossire e di notte stavo sveglia al tuo fianco cercando di trattenermi. Credevo di essermi presa la tubercolosi. Qui giace l’uomo il cui nome fu scritto nell’acqua, pensavo compiaciuta. Ma no, non era nemmeno quello. Poco dopo esserci sposati, la tosse passò. Allora cos’era, mi domando. Solitudine?»

«[…] una teoria sulla luce interiore. Alla nascita tutte le persone possiedono questa luce, la cui potenza con il tempo si attenua, lentamente (se si è fortunati) o di colpo (se non lo si è). I poeti, i mistici, gli esploratori sono persone carismatiche perché in qualche modo riescono a mantenere quella luce destinata ad affievolire. Ma la cosa incredibile, insopportabile forse, è che l’ordine naturale delle cose vuole che quella luce si esaurisca. A volte rimane un lampo nei ventenni, un barlume qua e là nei trentenni, ma poi, quasi sempre, gli occhi tornano al buio».