LIBRI LETTI: OFFILL

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Le cose che restano di Jenny Offill è il romanzo d’esordio, del ben lontano 1999, che l’autrice americana ha scritto, portato in Italia dopo il suo ultimo romanzo Sembrava una felicità da NN Editore, per la traduzione di Gioia Guerzoni.
Avete letto Sembrava una felicità? Ecco, dimenticatevelo. Con questo romanzo centra poco, anzi nulla. Son passati per 18 da questa prima pubblicazione, ed ovvio lo stile della scrittrice non è rimasto inalterato, seppur qualche elemento di fondo lo si ritrova.
La Offill ci parla sempre di famiglie, di rapporti familiari, e in questo libro vediamo come protagonista una bambina di 8 anni, Grace, che vive con due genitori all’opposto per modo di intendere e vivere la vita; se la mamma è un’inguaribile sognatrice, ama perdersi nei suoi racconti fantastici che nel corso della narrazione diventeranno sempre più strambi e complessi – cosa che inevitabilmente disorienterà il lettore – il padre è un uomo di scienza, quindi è più vicino al calcolo, e al rigore.
Nel corso di tutta la narrazione fuoriesce la vita di questa bambina divisa tra questi due mondi, due modi di intendere la vita, due educazioni diverse, seppur vissute sotto lo stesso tetto.
La Offil ci offre una riflessione profonda sull’educazione, sul concetto di sogno di cui si fa portavoce la madre e sul concetto di realtà di cui si fa portavoce il padre.
La vita di questa bambina rappresenta l’intercapedine, il centro di due entità, che però, non necessariamente debbono escludersi, anzi, forse negli occhi e nell’agire di Grace diventano un unico prodotto, che non è nient’altro il prodotto con cui noi essere umani cerchiamo di vivere ogni giorno: divisi tra la possibilità del sogno e la tangibilità della realtà.
Per chi non ama la creatività e la narrazione che esce fuori dagli schemi è un romanzo che non propriamente consiglierei.