LIBRI LETTI: OATES

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L’uccellino del Paradiso è l’ennesimo capolavoro della prolifica scrittrice americana Joyce Carol Oates. Ma perché un titolo tanto particolare? Chi è o meglio cos’è l’Uccellino del Paradiso?
«Little Bird of Heaven, la mia canzone preferita, e penso anche di papà, era quella che ascoltava più spesso quando guidava una delle sue macchine. Zoe Kruller, la interpretava con voce vivace e allegra, eppure malinconica, ti ritrovavi col fiato corto, trattenendo una lacrima, a quelle splendide parole:

Well love they tell me is a fragile thing
It’s hard to fly on broken wings
I lost my ticket to the promised land
Little bird of heaven right here in my hand

So toss it up or pass it round
Pay no mind to what you’re carryin’ round
Or keep it close, hold it while you can
There’s a little bird of heaven right here in your hand

 

Be’, dicono che l’amore è una cosa fragile / È difficile volare con le ali spezzate / Ho perso il biglietto per la terra promessa / L’uccellino del Paradiso è qui, nella mia mano/ Allora fallo volare o regalalo a qualcuno / Non importa cosa porti con te / O non mostrarlo a nessuno, tienilo finché puoi / Guarda, l’ucellino del Paradiso è qui, nella tua mano».

Nelle sue quasi 500 pagine l’autrice ci regala uno spaccato familiare a tutto tondo, descrivendone da ogni lato le sue caratteristiche: ora amoroso e benevolo, ora degradante e ingabbiante.
Nel libro ritornano gli elementi cardine su cui l’autrice più spesso si sofferma nei suoi libri: l’adolescenza, la crescita, il contesto familiare ma anche cittadino, i legami di parentela, i gruppi amicali, la violenza, le aspettative rubate e negate.
Siamo a Sparta, una provincia americana, come in Sorella, mio unico amore, abbiamo una protagonista che – questa volta consapevolmente, e non obbligata – cerca il successo, cerca la sua felicità, lei è Zoe Kruller, sposata con un uomo ingombrante e alcolizzato insieme a suo figlio Aaron. La Oates ci regala anche un altro microcosmo familiare, formato da Lucille, una madre ancora alle prese con i suoi difetti, le sue manie, i suoi dispetti nei confronti un marito, poi padre, di Krista e Ben. Attraverso un gioco di connessioni, incontri e scontri, Eddy Diehl, neanche lui esempio perfetto di una paternità condotta a dovere, segna l’anello di congiunzione per l’autrice che costruisce attraverso un castello di carte precario il disfacimento affettivo. Che rapporto c’è tra Zoe Kruller ed Eddy Diehl? Come mai i giornali locali non fanno altro che parlare di queste due famiglie? La morte di Zoe Kruller, cameriera e aspirante cantante alla ricerca del successo, è un indizio di colpevolezza verso il disfacimento familiare dei Kruller? O la morte di Zoe, rappresenta un indizio di colpevolezza verso il disfacimento familiare dei Diehl?
Con un gioco di specchi, di ossessioni e demoni, queste due famiglie si ritrovano a fare i conti con il loro passato, ma anche con quello che il presente, quel languido e sporco presente vissuto da Aaron, Krista, e Ben. Ossessione che nel corso della narrazione si evolverà su più piani, con un finale decisamente inaspettato, dove i sentimenti e l’operato dei figli provano a riscattare un passato macchiato da genitori irresponsabili, dove l’Uccellino del Paradiso pare cantare il suo ultimo canto strozzato: quella della migrazione passo dopo passo verso la verità.