LIBRI LETTI: MCCARTHY

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«Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a sé stessa. Ogni ora. Non c’è un dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò il bambino addormentato. Io ho te».

La strada è forse il più famoso romanzo dello scrittore statunitense Cormac McCarthy. Il romanzo ha vinto il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa nel 2006 e il Premio Pulitzer per la narrativa nel 2007.
La strada è un romanzo post-apocalittico in cui l’autore immagina una società al collasso, senza più nessuna risorsa energetica e tecnologica. L’umanità è ridotta ad uno stato primitivo, e i protagonisti senza nome che percorrono la strada verso sud per fuggire dai freddi invernali sono un padre e un figlio.
Tutto il romanzo va avanti non per mirabolanti colpi di scena ma raccontandoci, quasi fosse una telecronaca, la sopravvivenza di questi due protagonisti, sempre alla ricerca di cibo, di un riparo, di acqua per recuperare le forze perdute nei loro estenuanti cammini. Negli intermezzi della narrazione si frappongono le domande di questo figlio che si interroga sulla loro condizione, sul senso del loro esistere, sul perché sono lì, su quanto ancora potranno andare avanti, se la morte sia veramente silenziosa e oscura come spesso si sente dire.
La potenza di questo romanzo sta nel raccontarci questa paternità senza filtri, vissuta a 360°, dove anche l’ultimo dei sentimenti trova luce, sbatte sotto gli occhi di un lettore che patisce la lenta marcia di quei ultimi sopravvissuti, loro al centro del mondo, combattendo la fine. Senza arrendersi mai, neanche quando la fine sembrava aver decretato il suo verdetto c’è qualcosa di buono che da lassù torna a riorientare i destini sotto altre forme, con altri battiti, mani, volti, necessità.

 

Ne è stato tratto anche un film, per la regia di John Hillcoat, che fedelmente ben rappresenta il libro, forse con meno phatos, ma altrettanto meritevole. Qui il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=kE5g_ki5Vhg

«La strada attraversava un acquitrino prosciugato, dove colonne di ghiaccio si alzavano dal fango gelato come stalagmiti in una grotta. I resti di un fuoco sul ciglio. Ancora oltre, una lunga strada rialzata di cemento. Una palude morta. Alberi senza vita che spuntavano dall’acqua grigia con barbe di muschio fossile. I soffici mucchietti di cenere contro lo spigolo dell’asfalto. L’uomo si fermò e si sporse dal parapetto di cemento ruvido. Forse, guardandone la distruzione, finalmente sarebbero riusciti a vedere come era fatto il mondo. I mari, le montagne. Il poderoso controspettacolo delle cose che cessano di esistere. La sconfinata desolazione, idropica e gelidamente terrena. Il silenzio».