LIBRI LETTI: LAHIRI

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Ashoke Ganguli sta leggendo un racconto di Gogol, quando il treno su cui viaggia deraglia nella campagna bengalese. E proprio le pagine di quel libro, che nel buio attirano l’attenzione dei soccorritori, lo sottraggono miracolosamente alla morte. Anni dopo, trasferitosi negli Stati Uniti con la moglie, decide di chiamare il primo figlio Gogol, in omaggio all’autore che gli ha salvato la vita. Il ragazzo non capisce le ragioni di questa scelta, trova il nome insulso e imbarazzante e fa di tutto per liberarsene, allontanandosi anche dai genitori e dalle tradizioni di famiglia, fino a quando un evento tragico lo obbliga a ritornare sui suoi passi.
Non mi ha colpito come “La moglie”, ma l’ho trovato comunque bello, e delicato e a suo modo particolare. Jhumpa ci racconta dell’emigrazione e del distacco che ne consegue, del condizionamento sociale indotto, ma soprattutto di cambiamento.
Il mio nome definisce me, chi sono, e cosa voglio essere? Nella cultura bengalese il nome è un marchio di fabbrica, la genesi, il tuo segno di riconoscimento. E poi c’è chi invece di affidarsi a Dio crede nella salvezza del paroliere Gogol, e chi forse, coinvolto da un progresso smanioso si sente strano, inadeguato, stretto in un nome che non sente affatto suo.

“Essere stranieri è come una gravidanza che dura tutta la vita – un’attesa perenne, un fardello costante, una sensazione persistente di anomalia. E’ una responsabilità ininterrotta, una parentesi aperta in quella che era stata la vita normale, solo per scoprire che la vita precedente si è dissolta, sostituita da qualcosa di più complicato e impegnativo”.

Curioso di vedere anche il film che ne hanno tratto, dal titolo: “Il destino nel nome”.
Ecco il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=yFfHZZ8J714