LIBRI LETTI: LAGERCRANTZ

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QUELLO CHE NON UCCIDE

«Chi sorveglia il popolo alla fine sarà sorvegliato dal popolo. C’è una fondamentale logica democratica in questo.»

DESCRIZIONE: Da qualche tempo “Millennium” non naviga in buone acque e Mikael Blomkvist, il giornalista duro e puro a capo della celebre rivista d’inchiesta, non sembra più godere della popolarità di una volta. Sono in molti a spingere per un cambio di gestione e lo stesso Mikael comincia a chiedersi se la sua visione del giornalismo, per quanto bella e giusta, possa ancora funzionare. Mai come ora, avrebbe bisogno di uno scoop capace di risollevare le sorti del giornale insieme all’immagine – e al morale – del suo direttore responsabile. In una notte di bufera autunnale, una telefonata inattesa sembra finalmente promettere qualche rivelazione succosa. Frans Balder, un’autorità mondiale nel campo dell’intelligenza artificiale, genio dell’informatica capace di far somigliare i computer a degli esseri umani, chiede di vederlo subito. Un invito che Mikael Blomkvist non può ignorare, tanto più che Balder è in contatto con una super hacker che gli sta molto a cuore. Lisbeth Salander, la ragazza col tatuaggio della quale da troppo tempo non ha più notizie, torna così a incrociare la sua strada, guidandolo in una nuova caccia ai cattivi che punta al cuore stesso dell’Nsa, il servizio segreto americano che si occupa della sicurezza nazionale. Ma è un bambino incapace di parlare eppure incredibilmente dotato per i numeri e il disegno a custodire dentro di sé l’elemento decisivo per mettere insieme tutti i pezzi di quella storia esplosiva che Millennium sta aspettando.

APPROCCI ALLA LETTURA:
– Se si resta ancorati a Larsson, sicuramente questo libro non è all’altezza dei precedenti, sia per evoluzione (in alcuni punti troppo veloce), sia in termini di scrittura (seppur Lagercrantz sembra voglia prenderne le forme, non riuscendoci completamente). Il taglio che ne viene dato è troppo internazionale (seppur il tema centrale messo in mezzo da Lagercrantz è molto interessante nonché moderno), a dispetto di come avrebbe fatto Larsson. Sembra in alcuni tratti che lo scrittore abbia voluto presentare dei riassunti dei libri precedenti, come se questo libro fosse destinato a chi non ha letto i precedenti volumi. Troppo breve, seppur non privo di informazioni, anzi, si sente che si lascia spazio per un quinto volume della serie. Non so se sia un bene o un male per i lettori affezionati della serie, ahimè.
– Se si annulla completamente la spinosa vicenda della diatriba editoriale legata all’uscita di questo quarto volume non autorizzato dalla moglie di Stieg, allora forse ci si avvicina al libro con occhi diversi. Gli intrecci sono buoni, a volte con qualche ingenuità di troppo; dietro regna sempre sovrana l’arte dei numeri binari, di società segrete, di istituzioni statali che si sporcano le mani, con svariati colpi di scena (me ne ha colpito particolarmente uno vicino la figura di Lisbeth che non dirò, ma che ho trovato molto intelligente). Buone anche le caratterizzazioni dei personaggi (anche se non tutte): «Non era un adolescente imbottito di ormoni che voleva mettersi in mostra né un’idiota in cerca di una botta di adrenalina. Se si lanciava in un’impresa del genere era perché voleva ottenere qualcosa di estremamente concreto, anche se era vero che una volta l’hackeraggio era stato qualcosa di più di uno strumento per lei. Nei momenti peggiori dell’infanzia e dell’adolescenza il computer era stato il modo di fuggire e di sentirsi meno prigioniera nella sua vita. Grazie all’informatica aveva potuto abbattere i muri e le barriere che le venivano eretti davanti e godersi qualche attimo di libertà, e sicuramente qualche traccia di tutto ciò le era rimasto dentro». Interessante anche la divisione, anche se può risultare troppo didascalica. In sostanza non certo un capolavoro – come avrebbe fatto Larsson – ma un libro che degnamente si lascia leggere, e risulta anche essere accettabile e tutto sommato solido nella struttura, se però non ci si pone al libro avendo il fantasma dietro che suole ricordarti la magnificenza irreplicabile di Stieg.

«Sa cosa dice il mio rabbino?»«No» rispose lei. «Che quello che caratterizza un essere umano sono le sue contraddizioni. Vogliamo fuggire e restare nello stesso tempo. Non ho mai conosciuto Frans Balder, e forse mi avrebbe considerato un vecchio rimbambito, però so una cosa: tutti noi possiamo contemporaneamente amare e temere il nostro lavoro, proprio come Frans Balder sembra aver amato suo figlio ed essersi allontanato da lui allo stesso tempo. Essere vivi, professoressa Sharif, significa non essere del tutto coerenti. Significa perdersi in tanti rivoletti diversi e mi chiedo se il suo amico non si trovasse a un bivio. Può darsi che abbia davvero distrutto il lavoro di una vita. Forse alla fine si è mostrato in tutta la sua contraddittorietà ed è diventato un essere umano vero, nella migliore accezione del termine.»