LIBRI LETTI: KRISTOF

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kristofanalfabeta

«Undici capitoli per undici episodi della sua vita, dalla bambina che divora i libri in Ungheria alla scrittura dei primi libri in francese. L’infanzia felice, la povertà del dopoguerra, gli anni di solitudine in collegio, la morte di Stalin, la lingua materna e le lingue nemiche (il tedesco, il russo e in un certo senso anche il francese), la fuga in Austria e l’arrivo a Losanna, profuga con un bebé». Davvero interessante, undici capitoli che parlano della vita della scrittrice ungherese, naturalizzata francese, Agota Kristof. Ogni capitolo tocca una tappa della sua vita. Dall’amore per la lettura, ai primi espedienti poetici, ai primi spettacoli clowneristici – per cercare di raccattare qualche soldo per andare avanti in collegio –, all’incontro, anzi, alla scoperta di altre lingue. Si arriva poi a ricordi politici, alla fuga come profughi, al lavoro in fabbrica, ai primi tentativi editoriali – sotto la luce di una speranza mai persa – , al ritorno allo studio, perché Agota si è sentita – e forse si sente ancora oggi – sempre un’analfabeta, obbligata a interloquire e scrivere con una lingua d’adozione (il francese), – mettendo da parte la sua lingua d’origine ormai arrugginita –, per adeguarsi alle possibilità della vita, ed è proprio grazie a questo adeguamento che conosciamo l’inimitabile scrittrice. Il tutto è raccontato con lo stile tipico della scrittrice ungherese: asciutto, preciso, centrato, senza sbavatura, alcuna.

«[…] Come sarebbe stata la mia vita se non avessi lasciato il mio paese? Più dura, più povera, penso, ma anche meno solitaria, meno lacerata, forse felice. La cosa certa è che avrei scritto, in qualsiasi posto, in qualsiasi lingua».