LIBRI LETTI: KRISTOF

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Personaggi senza identità, senza nessuna adesione al mondo in cui vivono, con una percezione distorta e allucinata che li induce a compiere gesti aberranti. Delitti poco esemplari, come quello del ragazzo che uccide i professori più amati per salvarli dalla crudeltà dei compagni, o quello della moglie che uccide il marito per farlo smettere di russare. I gesti estremi vengono compiuti senza alcuna estetizzazione, solo con estraneità, con la consapevolezza, o forse l’intuizione che le menzogne non possono essere perdonate, che le soluzioni arrivano e arriveranno sempre tardi. Vite alla deriva che cercano ostinatamente di tornare a casa, di rivedere in faccia il proprio passato.
Tra tutti i libri della Kristof che ho letto fin ora è quello che ho apprezzato di meno, perché non ha un filo logico, non c’è causalità, ogni azione si dispiega nel suo impeto, senza tante spiegazioni lasciate alla razionalità, ma forse, è proprio questo il punto chiave di questa raccolta di racconti, che però non ha colpito particolarmente il mio interesse.
Quello che ho apprezzato di più, pur non ritenendolo un capolavoro, è il racconto omonimo che dà il titolo al libro.

La vendetta

«Si è voltato a destra, a sinistra, non vede nulla. Ha paura. Forse ha perfino pianto, non ne è sicuro perché la pioggia lo colpiva in viso.
Sopra di lui, il cielo grigio; sotto, la cosa più vicina era il fango.
Dice:
– Perché te ne sei andata? Le tue mani di vetro sono trasparenti come l’acqua limpida dei ruscelli montani. Nei tuoi occhi leggo il silenzio, sul tuo viso il disgusto.
L’indomani dice:
– Il tuo viso è nero, piacere dal riso acuto, eppure vorrei raggiungere la montagna bianca, quella che cercano i viaggiatori sporgendosi dai finestrini di treni senza binari, senza speranza. Viaggiatori senza meta, che, giunto il momento, si appendono ai campanelli d’allarme. Si dondolano così, in compagnia di mio padre e, tra le ruote, i nostri figli mai nati piangono e gridano, e un milione di stelle indicano il cammino.
Il terzo giorno dice:
– Gli sconfitti hanno incassato i colpi senza restituirli. Ma sono diventati cattivi. A sera hanno attraversato il fiume, per aspettare l’ora dei conti dietro gli sbarramenti.
Perfino gli innocenti furono abbattuti.
L’ultimo giorno dice:
– Non domandarmi, – i capelli al vento, – non domandarmi chi ha cominciato, non domandarmi chi ha finito. Tutto quello che so, è che c’è stato un primo colpo.
– Ti vendicherò.
Si è steso accanto a quello che era stato un corpo di donna, ha carezzato i capelli bagnati, o forse era soltanto erba.
Allora cento uomini uscirono allo scoperto sul campo dilaniato dal fuoco e dissero:
– Quando finiremo di piangere e di vendicare i nostri morti? Quando finiremo di uccidere e di piangere? Noi siamo i superstiti, i vili, incapaci di combattere, incapaci di uccidere. Vogliamo dimenticare, vogliamo vivere.
L’uomo nel fango si è mosso, ha alzato l’arma e li ha abbattuti fino all’ultimo».