LIBRI LETTI: JELLOUN

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 79-l-albergo-dei-poveriUna cattedra alla facoltà di Lettere, una moglie ormai estranea, due figli che studiano all’estero, e cinquant’anni minati dal peso invisibile del nulla. Sullo sfondo di una società marocchina “senza audacia e senza follia”, il profilo di un piccolo borghese prudente e giudizioso, di un uomo in forse che sopporta con docile rassegnazione tutti i compromessi di una vita senza scintille. Partito alla volta di Napoli per partecipare a un concorso letterario e per incontrare finalmente la giovane donna a cui è legato da una relazione epistolare, lo scrittore si perde nei sotterranei dell’Albergo dei Poveri, il monumentale ospizio che Carlo III di Borbone fece costruire per occultare il fastidioso spettacolo della miseria umana, e incontra la Vecchia, un personaggio strano e affascinante, un corpo immenso, corrotto dal tempo e dalle dure prove della vita. E’ lei la memoria di Napoli, la custode di tutte le storie di passione senza ritorno. Ed è lei, la regina di quella corte dei miracoli, che si muove nell’immenso Asilo degli Scarti Umani, che srotolano un lungo filo di sentimenti assoluti – la storia di Gino, il pianista che ha sacrificato la celebrità per amare Ida, quella di Marco il bello, quella di Momo, il gigante nero col cervello di un bambino – lo porterà a vivere finalmente l’amore che ha sempre, e solo, sognato. L’Albergo dei Poveri è dunque il luogo magico della vera ricchezza: quella delle passioni.
Questo libro si fa sintesi dell’incontro tra il Marocco e l’Italia, con un microcosmo di storie che devono redimersi, attraverso personaggi umani, nel senso più intimo, anche a livello emozionale. Da leggere se volete immergermi nella miseria, credendo che a tutto c’è sempre una via d’uscita, che a volte purtroppo non siamo capaci di vedere.