LIBRI LETTI: JELLOUN

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Così inizia il libro: “Papà, ti faccio una domanda che ti farà innervosire, immagino che in molti te la facciano in questi giorni: dimmi, dobbiamo avere paura dell’islam? E perché sempre più persone qui in Europa hanno paura dell’islam?” “Prima di tutto, di quale islam parli?” “Perché? Ne esistono diversi?” “No, ma esistono molte interpretazioni diverse dei testi che fondano questa religione, l’ultima rivelata. Come sai, l’islam è una religione monoteista – un solo Dio, chiamato Allah – che si è ispirata alle altre due religioni monoteiste, il giudaismo e il cristianesimo. Come ogni religione, anche l’islam non ha mai smesso di avere e di subire gli effetti di interpretazioni divergenti e anche contraddittorie. Dunque c’è l’islam e poi ci sono coloro che lo tirano verso il polo della violenza perché la loro lettura non ha colto le sfumature e le basi del pensiero islamico. Gli fanno dire quello che non dice.
[…]
“Ti rifaccio la mia domanda: dobbiamo avere paura dell’islam? Siamo in guerra?” “Direi che dobbiamo avere paura di coloro che si servono di questa religione per governare e per dominare gli altri; sì, i jihadisti ci fanno paura, anche se tutti sanno che non sono dei rappresentanti dell’islam reale.”

Un libro prezioso che fa chiarezza su ciò che accadeva ieri, e accade ancora oggi: “Come si diventa jihadisti?” “Prima di tutto ti spiego il significato di jihad nel Corano. Si tratta di ‘fare il massimo di sforzo possibile’ nel senso di superare se stessi; la jihad è una resistenza contro le tentazioni negative, una ricerca spirituale. È solo più tardi che la jihad è diventata sinonimo di conquista, nel momento in cui sono iniziate le guerre di frontiera fra il mondo musulmano e il mondo bizantino. Da allora di questo concetto si è conservato solo il significato bellico e aggressivo. ” “Come si diventa oggi adepti di questa jihad guerriera? ” “Basta essere disponibili: niente lavoro o un lavoro non molto soddisfacente, niente cultura, niente educazione, nessuna famiglia strutturata, e poi serve un incontro. .. È stato così per i fratelli Kouachi che dopo la strage hanno gridato: ‘Abbiamo vendicato il profeta.” Erano stati arruolati. A volte dei ragazzi che non sono né credenti né militanti scelgono la jihad per spirito di avventura o per denaro. Ci sono mercenari fra gli jihadisti in Siria e in Iraq. ” “Ma dietro tutto ciò esiste un capo, una specie di boss che decide tutto?” “Da quando al-Baghdadi si è autoproclamato califfo, e dice che ha intenzione di estendere in tutto il mondo lo Stato islamico, si sa che esiste una sovrastruttura ben organizzata, che lavora molto con i social network e attraverso le nuove tecnologie dell’informazione. La maggior parte degli ufficiali che fanno la guerra sotto l’autorità di al-Baghdadi provengono dall’esercito di Saddam Hussein. Questo Stato islamico, noto con il nome di ISIS (acronimo dell’espressione araba che significa Stato islamico in Siria e in Iraq) è stato finanziato dallo Stato e da alcuni privati. Entrando in Iraq, hanno svuotato tutte le banche e hanno iniziato a trafficare nel mercato nero del petrolio. Questo fa sì che siano ricchi e siano molto ben armati. Non sono degli improvvisati.” Sul piano ideologico, il loro teorico si chiama Abu Moussab ai-Suri. È lui che ha pensato non solo lo “Stato islamico” ma anche le strategie per reclutare giovani europei, sia di origine musulmana, sia convertiti. Verso la fine del 2014 si contavano circa cinquemila combattenti jihadisti di provenienza europea in Siria e Iraq. Questi soldati vengono formati e mandati a combattere; alcuni, o perché non sono adatti o perché se lo sono meritato, vengono rispediti al loro paese di origine per costituire delle cellule dormienti che agiranno poi, il giorno in cui verrà loro dato ordine di commettere attentati. Non sono più mercenari che combattono per denaro, ma soldati silenziosi convinti di svolgere un dovere religioso che li porterà al paradiso.”

Si parla degli errori dell’Occidente: “Agli occhi di molti musulmani l’errore principale dell’Occidente sta nella politica di due pesi e due misure nel conflitto tra Israele e Palestina. A torto o a ragione, gli immigrati e in particolare i loro figli (di nazionalità francese) si arrabbiano ogni volta che i paesi europei prendono le difese sistematicamente degli israeliani. È un dato di fatto. La vivono come un’ingiustizia. Ricordi la dichiarazione di Francois Hol-lande il primo giorno della guerra contro Gaza nel luglio 2014 (“Il diritto di Israele a difendersi…”)? Neanche una parola di comprensione verso i palestinesi, nessuna menzione delle perdite civili palestinesi. […] Tutto ciò poi non giustifica assolutamente che dei Merah, dei Kouachi e dei Coulibaly uccidano disegnatori o bambini ebrei in nome dell’islam e, nel caso di Merah, in nome della Palestina. […] Non si può lottare contro l’islamofobia se non lottando contro l’ignoranza da entrambe le parti. Non c’è uno scontro di civiltà, c’è solo uno scontro di ignoranze, e questo scontro è terribile perché genera infelicità, guerre e razzismo.”

Della distinzione fondamentale tra Islam e Islamismo: “Papà, spiegami la differenza tra islam e islamismo […].”L’islamismo è una deriva dell’islam nel senso di una deviazione, un allontanamento. Alcune persone trasformano l’islam da religione di pace in ideologia che semina il terrore. L’islamismo può anche essere chiamato fondamentalismo, vale a dire ritorno all’islam degli inizi, l’islam del VII secolo, ritorno ai suoi fondamenti interpretati secondo una visione ristretta, limitata e soprattutto falsa del messaggio del profeta Maometto. Si potrebbe anche dire integralismo, che significa ripiego su di sé. Attaccamento cieco a dei principi che non tollerano alcuna messa in discussione […].”

Si chiariscono e ribadiscono concetti spesso confusi, e imprescindibili come la Laicità: “[…] la laicità non è la cancellazione della religione, ma il fatto che essa resti nei cuori e nei luoghi di culto. La religione non deve occuparsi di politica, non è un’ideologia, è una spiritualità di cui l’uomo ha bisogno per rispondere alle sue angosce.”

Un libro che tutti dovrebbero leggere, per capire, per farsi delle domande, per provare a darsi delle risposte – il testo ci riesce molto bene – su ciò che sta accadendo. Il libro di Tahar Ben Jelloun parte con lo spiegarci perché l’Islam ci fa paura, analizza il Corano, dà prospettive su cosa poter fare ora. Il libro è corredato da un’appendice che racchiude articoli scritti e pubblicati dall’autore su testate giornalistiche internazionali legati all’argomento, successivamente dà spazio alle interpretazioni: prima con un’analisi chiara e puntuale del Corano, e spiegando il fenomeno dall’interno, dai suoi prodromi, poi viene dato uno sguardo nel resto del mondo, e in particolare, delle connivenze che gli stati internazionali hanno dato nello sviluppo di questo movimento terroristico. In sostanza, si cerca di far chiarezza; in ultimo lascio questa esortazione eloquente a tutti quello che credono che l’ISIS coincida solo – e per forza – con i musulmani: “Alle persone che incolpano migranti, rifugiati e richiedenti asilo per gli attentati di Parigi: lo capite vero che i responsabili degli attacchi sono le persone da cui i rifugiati cercano di fuggire?”