LIBRI LETTI: GUERRIERI

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«Olga è lo chic, Marie-Thérèse è la luce e tu, Dora tu…(la sottomessa n.d.r.)».

Guerrieri in Schiava di Picasso riesce a presentarci l’artista Picasso a tutto tondo, sia nel suo fervore artistico, ma soprattutto nella sua vita privata.
Un uomo che onestamente non mi aspettavo che avesse tale carattere: duro, algido, cinico con delle punte di dolcezza improvvise, un uomo che combatte con il suo stesso sé.
La bellezza del romanzo è l’atmosfera, l’atmosfera che è portavoce di tanta arte, e artisti, che ritrovano un movimento comune e un proprio agire nel Surrealismo, nell’esaltazione ed esasperazione delle passioni.
Si incontra Georges Bataille con le sue fisime manieristiche di sottomissione, si incontrerà Man Ray diretto oppositore artistico di Dora, Michel Leiris, Max Jacob, André Masson, Nusch (moglie di Éluard che nella sofferenza e nel dolore ricoprirà un posto importante nella vita di Dora) e tanti altri artisti, girovaghi senza anima alla ricerca della passione, dell’eccesso.
E in ultimo il perno centrale Pablo Picasso, che non si risparmierà in nulla, anzi, vivrà l’amore in ogni dove e con ogni donna, perché al richiamano delle passioni lui non sapeva di certo dir di no.
Se da una parte vediamo il decadimento e la fuga dell’amore di Dora verso Bataille, amore che rimarrà comunque vivo e contrastato per il resto della sua esistenza, essendo Bataille una figura ingombrante per il panorama artistico del tempo, dall’altra parte troviamo il senso di impotenza di Picasso verso la sua prima moglie Olga Chochlova, una ballerina dal movimento leggiadro e soave: «Che potevo fare?» proruppe Picasso. «Ti accorgi di vivere in una gabbia quando ci sei dentro. Io non volevo sentirmi in gabbia, volevo riprendere la mia strada, mi mancava la mia aria, volevo salvarmi dal mio mondo. A Olga passavo del denaro, tanto denaro, ma non le bastava mai. La accontentavo in tutto. Per lei avevo assunto una governante, un cuoco e un autista. Nello stesso mi accorgevo che la pittura mi procurava sofferenza come mai prima. In quel periodo creavo donne contorte con tanti denti pronti a divorare qualunque cosa, oppure disegnavo femmine monumentali, immense, dei totem sessuali. Ero troppo demoralizzato, pensavo di dedicarmi alla letteratura e al teatro, volevo abbandonare la pittura, ero stufo dell’asfissiante rispettabilità di Olga. Mi salvò Marie-Thérèse. Aveva soltanto diciassette anni quando la vidi ferma ad una bancarella davanti la galleria Lafayette mentre sceglieva un collettino di pizzo. Non potei trattenermi dal dirle chi ero, che trovavo la sua faccia interessante e che mi sarebbe piaciuto farle il ritratto. “Perché no?” mi risposte con un sorriso incosciente […]».
Dalla disperazione di due amori mancati, fuggiti, corrosi fino all’osso dalla ricerca di un estenuante e nuova passione, Pablo si avvicinò a Dora o meglio a: «[…] Henriette Theodora Marković. Da Theodora aveva estratto Dora e da Marković Maar. Pensava che “Dora Maar” fosse più carico di mistero, più melodioso, più facile da pronunciare e da ricordare […]».
Qui forse si celebra l’amore universale, quell’amore che Pablo non aveva provato per le precedenti mogli (da cui aveva avuto anche un bambino), un amore sconfinato, ma che allo stesso tempo non è mai assoluto, unico. Pablo non riesce a proiettare tutti i suoi sentimenti verso una sola donna, e anche quando si impegna per riuscirci il suo animo cinico prenderà il sopravvento, quasi a voler mostrare un esagerato lato edonistico mettendo a confronto spesso la sua seconda moglie con Dora: negli appuntamenti a sorpresa, nei regali spesso comuni, nelle lettere nascoste, o nei viaggi in incognito di cui Dora era totalmente all’oscuro.
Dora, una donna sofferenza, una donna schiava di sé stessa, ma soprattutto dell’amore, e della solitudine che dall’altra parte della stanza le mostrava la propria fisionomia, lei che si lega nella sofferenza e consapevole di non poter star sola a quest’uomo, a questo ennesimo uomo che fa il bello e il cattivo tempo mettendo in gioco ogni suo sentimento:

«La pazienza e il silenzio mi prendano per mano
le gelosie non tirino fuori i loro artigli superbi
l’assenza prepara i suoi aghi
per aspettarmi mentre il giorno langue
mi svegliano il sangue apre le ali.
Parlo.
Sono caduta in rovina straziandomi d’amore.

Lei che vivrà insieme a lui anche gioie, ma spesso dolori e lancinanti paure, paure verso lo straniero, l’invasore, verso l’occultamento dell’espressione umana, sentitamente vissuta nella produzione dell’opera Guernica.
Picasso si rivolse all’amico che l’accompagnò per tutta la vita Éluard, che rispetto alla situazione spagnola e all’impegno di dipingere un quadro sui sommovimenti che stavano avvenendo disse:
«[…] gli artisti dovevano ritrovare il fuoco, non potevano più lustrare le piume agli angeli».
E ancora a Éluard venne affidata una descrizione caldamente scritta dall’artista Picasso sull’opera civile Guernica che poi sarà ceduta per l’Esposizione Universale:
«Il conflitto spagnolo è la lotta della reazione contro il popolo, contro la libertà. Tutta la mia vita d’artista non è stata altro che una lotta continua contro la reazione e contro la morte dell’arte. Come si può pensare per un solo momento che io possa essere d’accordo con la reazione e con la morte?…Nel quadro al quale sto lavorando in questo momento che chiamerò Guernica e in tutte le mie opere recenti esprimo chiaramente il mio odio per la casta militare che ha sprofondato la Spagna in un oceano di sofferenza e di morte».

Picasso non si risparmiò, fece ardere il suo fuoco artistico e sentimentale, spesso sconfinando nell’esasperazione delle passioni, circondandosi di tanti amici, di tanti artisti, e di un angelo sottomesso all’amore, all’allontanamento della solitudine, un angelo ferito, un angelo desideroso di morte e di vita.

«Tutti vogliono l’amore, ogni specie d’amore. Non desiderano altro. Ma non si rendono conto che non è l’amore ciò che muove il mondo e noi stessi: è l’erotismo. Soltanto l’erotismo, cioè la nostra sfida alla morte, è in grado di sconfiggere la morte. Posso dirlo in un altro modo, se preferisce l’erotismo è il trionfo della vita fino alla morte».