LIBRI LETTI: GROSSMAN – RC: OB. 32 – UN LIBRO SULL’OLOCAUSTO

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Non si finisce mai di leggere, sui campi di sterminio nazisti. Questo libro di Vasilij è il primo reportage, che fu pubblicato nel 1944 sulla rivista russa “Znamia” (“Bandiera”). Vasilij Grossman ci racconta per primo cosa avviene in maniera puntuale, precisa e diretta in un lager nazista.
Il campo di sterminio di Treblinka si trovava ad ottanta chilometri dalla capitale polacca, in un luogo dove i nazisti nel 1941 avevano deciso di costruire un lager, in un posto collegato con mezza Europa; il lager di Treblinka era diviso in due campi: il n. 1, dove lavoravano prigionieri di varie nazionalità, in special modo polacchi, e il n. 2, per gli ebrei”.
Grossman arriva a Treblinka nel 1944 subito dopo la liberazione del campo n. 1, e del campo nel n. 2 avvenuta nel 1943 per mano degli stessi nazisti che stavano cercando di insabbiare, di nascondere, di offuscare quanto perpetrato.
Questo libro ci restituisce le testimonianze dei sopravvissuti a queste barbarie, oltre a testimonianze di abitanti nel luogo, il tutto per non far tacere, per portare in alto la verità.
Treblinka, secondo le disposizioni di Himmler, doveva rimanere un lager sconosciuto, dove gli ebrei venivano portati attraverso treni con l’inganno, e successivamente spogliati e rasati e portati verso la morte, morte che avveniva in maniera differente da tutti gli altri lager, non in forni crematori per bruciare i corpi gasati delle vittime, ma attraverso delle griglie i corpi venivano inceneriti. Tutto questo perché, ci si era accorti che le fosse comuni non erano più efficaci, perché i corpi erano troppi rispetto alle disponibilità delle fosse, e perché lasciano tracce troppo evidenti.
«All’incenerimento dei cadaveri lavoravano ottocento detenuti, più di tutti gli addetti agli altiforni di qualunque complesso metallurgico. Quella fabbrica mostruosa funzionò giorno e notte per otto mesi senza interruzione, ma senza riuscire a smaltire le centinaia di migliaia di corpi umani sepolti».
Un’altra testimonianza dolorosa che non va ignorata.

«Parsimonia, precisione, oculatezza, attenzione maniacale alla pulizia sono caratteristiche tutt’altro che negative e tipiche di molti tedeschi. Se applicate all’agricoltura o all’industria danno il giusto frutto. L’hiltlerismo le applicò ai crimini contro l’umanità: le SS del campo di lavoro polacco agivano come se stessero coltivando patate o cavolfiori».