LIBRI LETTI: GNOMO TWINS

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«Amore tenero, forte di nulla, solo determinato a non sfiorire»

E’ la storia di una Vienna algida, fredda, che se ne sta per conto suo con i suoi dettami, i suoi principi invalicabili, il rigore morale e le convenzioni del tempo.
E’ la storia di un fervore artistico, di un sommovimento creativo che animava tanti artisti, è il tempo dei curatori d’arte e dei quadri su commissione; c’è la scoperta sulla tela, l’indugio, lo svolazzare lento delle setole che disegnano geometrie, vissuti, possibilità.
E’ la storia di Thomas Shieller allievo del grande Klimt (anche se in verità, come nelle migliori narrazioni ciò è frutto della pura fantasia dell’autrice) e di sua moglie Edith, del loro scoprirsi, viversi, arrancare e sopravvivere all’interno di una società sempre più altospendente e non sempre l’ispirazione era amica dell’artista per riuscire a fargli vendere le proprie opere.
E’ la storia del ritratto, dei colori, delle sfumature, della fotografia umana che rimane impressa sulla tela, si congela, come il corpo di Edith statuario e sensuale che fa impazzire lo strambo – e anche meschino – Heinrich che farebbe di tutto per mettere le mani su quel corpo.
Ma oltre a tutti questi elementi, l’autrice ci descrive in ogni minimo dettaglio (soprattutto dal lato del vissuto interiore, ma anche fisico) una storia d’amore dannata, precoce, incerta, che si muove come un balletto lento, fa le sue capriole per poi tornare al punto di partenza. Un passo avanti e poi di nuovo l’inizio. Un affondo e poi di nuovo difesa. Uno sguardo e poi di nuovo timore. Le pulsioni del corpo e poi il sentirsi sbagliato, diverso.
E’ la storia dello stesso artista Shieller e il giovane e ingenuo Wilhelm, che accetterà di posare per lui…per Thomas il ragazzo rappresenta la perfezione, l’ideale del suo tipo di ritrattistica, senza difetti, senza sbavature, anzi, forse eccessivo, perturbante. Una perturbazione che provoca dolore, tanto mentale quanto fisico. Può un amore essere foriero di felicità e anche dolore? I due uomini rappresentano questa forma, la forma dell’amore che si scopre timidamente, quasi per caso, per gioco, tra una posa e l’altra, una fantasia e un tentativo di spingersi più in la. Al di la delle regole.
I due si vivranno intensamente – spesso di nascosto –, ma anche fugacemente, lontano da occhi indiscreti; l’emozioni non hanno barriere o campane di vetro, l’ovatta posta alla base del sentimento fuoriesce e tutto ciò che di te vuoi che rimanga privato diviene di pubblico domino, e per il tempo ciò era impensabile, andava fermato. Non poteva essere concesso.
Ma le distanze corporali, non abbattono i sentimenti, quelli veri. A distanza di svariato tempo le geometrie ritrovano la loro originale forza, il loro volume, tra un misto di rassegnazione e incredulità. Ma in fondo l’amore è questo: soggiacere nelle braccia dell’altro senza sapere ciò che il futuro possa decretare, perchè l’amore è istinto e si svincola da logiche di appartenenza, del concetto di mio e tuo.
E alla fine della danza, la musica si spegne, i corpi si ritrovano di nuovo a scoprirsi, a volersi, a invadere ogni centimetro quadrato dell’altro, ed è solo amore, amore ritrovato nella sventura del tempo. Di un tempo andato distante da un sentimento nuovo, e come tale poco comprensibile.
Federica Gnomo Twins torna a regalarci belle emozioni, con un tratteggio lieve, ma mai banale, gioca con la tela e si diverte a tessere e comandare le vite di questi personaggi, ricordando la bellezza dell’autenticità in un tempo sbagliato.

«[…] A un tratto mi blocca e mi fa risalire verso il suo viso. Mi bacia e sente il suo sapore. Per qualche secondo ci guardiamo negli occhi, comprendiamo che stiamo valicando il confine dell’imperdonabile errore. Eppure l’amore ci guida e non c’è giudizio umano che ci possa fermare, mentre il divino sguardo mettiamo a tacere nell’anima tormentata. Perdonami, Wilhelm…sussurro prima di baciarlo di nuovo. “Perdonami tu, che nessuno ci potrà mai perdonare,” penso […]».