LIBRI LETTI: FUNETTA

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Dalle Rovine un romanzo particolare, lo si prende in mano e si è già ipnotizzati dalla copertina, che sembra interagire con il lettore, ma questo è solo un preludio del rapporto che il giovane autore Funetta, al suo esordio, riesce ad instaurare.
L’autore ha sicuramente il senso della visionarietà, del gusto per la sfida, del pericolo, lo stesso che piace e che sarà la ragione di vita di Rivera, un allevatore di serpenti (si badi bene, e non un collezionista!), che vive con trenta rettili di ogni tipologia, forma, dimensione: «[…] Alcuni erano stati acquistati regolarmente, altri costituivano, con la loro presenza nell’appartamento, una vera e propria prova di reato e non era raro che Rivera pensasse a loro come ad assassini in fuga ai quali lui dava rifugio e, in un certo senso, una nuova vita».
Rivera vive in simbiosi con loro, si nutre della loro presenza, dei loro comportamenti, lui li alleva con amore, con energia di giorno in giorno crescente, canta per loro, si denuda, ne sente il loro fluire sul suo corpo, ne fa materia d’amore tanto da diventare il suo gioco erotico preferito.
Questo gioco erotico gli fa venire un’idea, qualcosa di nuovo, qualcosa di mai visto, una sorpresa che potrebbe ravvivare quel mondo del porno ormai imbalsamato in se stesso, ingessato nelle sue stesse pratiche. Da questo rituale Rivera ne trarrà un filmato, che porterà al proprietario del cinema Orchidea unico cinema sopravvissuto specializzato in film hard, che ha visto passare nelle sue sale tutte le vecchie glorie del mondo pornografico, per avere un parere.
Da questo epilogo, inizia la vera avventura del libro che si smuove su due linee parallele destinate però a congiungersi: la solitudine dei personaggi che animano il libro, e gli elementi onirici di cui l’autore si serve spesso per fotografare non solo le ambientazioni (che ruotano attorno a Fortezza, luogo immaginario, quasi un percorso psichico di stati d’animo ed emozioni, Barcellona, e un terzo luogo a metà tra ciò che è possibile e ciò che elemento di fantasia, in cui Rivera avanza senza alcuna cognizione, scalzo, per tentativi), ma anche gli stessi vissuti degli altri personaggi del libro.
La disputa si gioca su un rapporto corale, di una ciurma di sbandati che vedono in questo progetto una nuova linfa vitale, una squama caduta per caso nell’animo di Jack Birmania, che sarà poi trasmessa a Traum e Tapia (che sono i tre cardini, nonché il cuore della macchina del porno che ha smosso e ha fatto gioire milioni di persone con le loro pellicole, con stili tra loro differenti), ed è da questa scommessa che un vecchio progetto covato e allontanato per troppo troppo tempo sarà rimesso sul tavolo per poter essere realizzato. Ma è veramente il momento giusto per osare così tanto?
Rivera si trova catapultato dentro questo mondo, ne scruta e osserva i meccanismi, ma è esso stesso soggiogato dai meccanismi che regolano e tanto questo mondo e tanto gli animi umani. Tutti siamo osservati, tutti abbiamo qualcosa da nascondere, tutto abbiamo un progetto per cui osare, per cui andare oltre noi stessi, una nostra «rovina» tanto tangibile, tanto intangibile, ma spesso abbiamo paura di combattere per essa, e non la indaghiamo, non ci indaghiamo. Rivera, Jack, Traum, Tapia e gli altri attori di questo copione indagano il mondo, lo scrutano, ne presentano la parte più spettrale, perché è solo dalle tenebre, dall’oscuro, dall’inosservato che si può giungere a qualcosa di nuovo, qualcosa che ravvivi il torpore della modernità, anche nel porno, dove sembra che tutto sia già stato scritto.

«La lingua non conta» disse Alexandre. «Un tizio una volta ha detto che la sua unica patria era la sua lingua, ma per me sono stronzate. La lingua è un muscolo. Serve a stare al mondo, a farti rispettare. Se la usi come si deve, o incontri qualcuno che sa usarla, allora ti diverti. La patria di un uomo sono i germi della sua saliva».

«Nessuno capisce» disse Traum. «I cani capiscono. Gli uccelli che mangiano i corpi dei morti. E i serpenti, Rivera. Loro capiscono, tu lo sai. Dal giorno in cui il primo serpente scese strisciando dal monte Parnaso, i serpenti e le altre bestie che abitano l’oscurità sono destinate a capire e a morire, e muoiono per mano di coloro che vivono alla luce del sole. Il mondo è una guerra tra ciechi e abbagliati […]».