LIBRI LETTI: FOER

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«Non ci si può difendere dalla tristezza senza difendersi dalla felicità»

Molto forte, incredibilmente vicino è il secondo romanzo di Jonathan Safran Foer, pubblicato nel 2005. È stato uno dei primi romanzi ad affrontare il tema degli attacchi terroristici dell’11 settembre.

Descrizione: A New York un ragazzino riceve dal padre un messaggio rassicurante sul cellulare: “C’è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo”. È l’11 settembre 2001. Tra le cose del padre scomparso il ragazzo trova una busta col nome Black e una chiave: a questi due elementi si aggrappa per riallacciare il rapporto troncato e per compensare un vuoto affettivo che neppure la madre riesce a colmare. Inizia un viaggio nella città alla ricerca del misterioso signor Black: un itinerario ricco di incontri che lo porterà a dare finalmente risposta all’enigmatico ritrovamento e ai propri dubbi. E sarà soprattutto l’incontro col nonno a fargli ritrovare un mondo di affetti e a riaprirlo alla vita.

Non ho ritrovato quel capolavoro che tutti dicono, ma non mi è sembrato neanche un cattivo romanzo. L’elemento che si può criticare forse è la razionalità che Foer usa nella costruzione del romanzo, e negli espedienti creativi e visivi, quasi come se la storia non fosse sentitamente ‘vissuta’ dallo scrittore. E’ il primo libro che leggo suo, preceduto da Ogni cosa è illuminata, e credo che con questo scrittore – come in tanti altri casi – o si ami o ti sembra tutta una messinscena, una falsa, una cosa scritta sapientemente – perchè Foer sa scrivere – a tavolino, con quel tocco sentimentalista e vicino alle coscienze di tanti che dalla tragedia dell’11 Settembre sono stati scossi.
Belle le due storie che viaggiano parallele per poi congiungersi, anche se Oskar a volte mi è sembrato troppo una macchietta, eccessivo, che per l’evoluzione del libro e della storia ci sta tutto, ma non ho sentito la verità del gesto, dell’idea, dell’azione. Tutto troppo spinto.
Delicata e commovente anche la storia della nonna di Oskar e Thomas Schell, di questa storia tormentata, dove l’espressione cara al testo «la vita è più spaventosa della morte» si realizza a pieni polmoni, per fortuna poi ritrovando un proprio centro, un’altra possibilità, l’accoglienza del pentimento.
Ultimo elemento negativo è la poca caratterizzazione dei personaggi secondari, cioè, quelli a cui Oskar fa visita, tante presenze che restano isolate, che non emergono dal testo, quasi messe lì solo per sorreggere la trama, e invece si sarebbe voluto sapere un poco di più. Peccato.
A considerazione di ciò, non mi sembra un romanzo da buttare via, ma neanche da lodare eccessivamente.

Curiosissimo di vedere il film, che ha detta di molti è più bello del libro stesso, il che sarebbe uno dei pochi casi.
Ecco il trailer: https://www.youtube.com/watch?v=QUXLMnyxmqY

«E il cuore mi va in pezzi, certo, in ogni momento di ogni giorno, in più pezzi di quanti compongano il mio cuore, non mi ero mai considerato di poche parole, tanto meno taciturno, anzi non avevo proprio mai pensato a tante cose, ed è cambiato tutto, la distanza che si è incuneata fra me e la mia felicità non era il mondo, non erano le bombe e le case in fiamme, ero io, il mio pensiero, il cancro di non lasciare mai la presa, l’ignoranza è forse una benedizione, non lo so, ma a pensare si soffre tanto, e ditemi, a cosa mi è servito pensare, in che grandioso luogo mi ha condotto il pensiero? Io penso, penso, penso, pensando sono uscito dalla felicità un milione di volte, e mai una volta che vi sia entrato».