LIBRI LETTI: EMILITRI

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«La scheggia di una granata lo colpì alle gambe, togliendogli ogni virilità, lasciandogli solo il cuore per amare»

Favorevolmente sorpreso da questo romanzo di Patrizia Emilitri, “Come se l’amore potesse bastare”, dal titolo fortemente evocativo, che forse non avrei letto – se non l’avessi vinto in un contest sulla pagine della Sperling&Kupfer – per via della copertina che richiama e rimanda ad un mondo tutto femminile, sbagliando!
Il libro parla di attualità: di crisi, di verità nascoste, di difficoltà quotidiane, ma anche di passato: della guerra che ha devastato intere famiglie e affetti.
La protagonista è Barbara che insieme ai due figli e al marito non riesce più a sopportare il peso della crisi, non riesce più ad arrivare a fine mese, le bollette aumentano sempre di più e il negozio è sempre più vuoto, gli acquisti calano vertiginosamente, e l’affitto da pagare è sempre lo stesso.
Per non soccombere alla crisi, questa famiglia si trasferisce nel paese natale di Barbara dove provano a riniziare da capo, a reinventarsi un’esistenza, ognuno con lavori diversi, ma con le stesse difficoltà, con l’unica differenza che il costo della vita è più accessibile.
Una sera come tante, con la mente sovraffollata di pensieri, e la tv accesa con il suo eco fastidioso Barbara in un programma tv riconosce un oggetto caro alla sua famiglia, una statuina intagliata in legno che era stata custodita negli anni gelosamente da sua nonna Gentile.
Ma cosa ci fa quella statuetta in una casa di un famoso architetto? C’è qualcosa del passato della sua famiglia che le è stato nascosto?
Barbara tra i suoi mille problemi e un segreto che porta in grembo decide con fermezza di indagare sul passato della sua famiglia e di incontrare questo famoso architetto per saperne di più: perché lui aveva questa preziosa statuetta, oggetto simbolo della sua famiglia? Che cosa c’entrava lui con il suo nido familiare?
Barbara attraverso questo percorso cerca di scoprire anche sé stessa, o forse, questo è il vero motivo che la porta a rivedere nel suo passato, a scavarci dentro, a cercare solo delle risposte. Delle semplici risposte da sua nonna.
Un libro che ci parla di guerra, di come le famiglie erano devastate dal richiamo dei padri famiglia e di come le donne erano soggiogate in balìa del potere militare: «Era il 1943 quando tutto precipitò. Fino a quel momento la guerra era qualcosa di cui parlare, soprattutto tra noi donne quando, con la carta annonaria, ci recavamo in negozio dell’Armida a ritirare quel che ci spettava. Seicento grammi di pasta, un chilo di riso e un chilo di farina gialla era quanto, secondo chi aveva deciso la guerra, poteva bastare per una famiglia intera».
Un libro che ci parla di famiglie al tempo della crisi, e di come si provi in tutti i modi di rialzarsi perché l’imperativo ultimo è: ‘abbiamo dei figli, e dobbiamo dar loro un futuro, non possiamo di certo arrenderci’.
Un libro che parla del passato, di una storia familiare, di genealogia: si ricorda di nonna Gentile quando, davanti le candeline sulla torta di ognuno dei figli ripeteva: «Uno per stagione ne ho fatto. La primavera con Delfina, l’inverno con Giuseppe, l’estate con Agata e l’autunno con Giovanni», ma anche e soprattutto di origine, perché: «[…] Non si può essere completi se non si conosce da dove veniamo, da chi veniamo […]», e Barbara non viene meno a questo principio, che vale per ogni famiglia in ogni tempo e luogo.

«A quei tempi, come hai ricordato tu, c’era la guerra, ma non era diverso da ora. Oggi la guerra usa altre armi, le bombe sono i soldi e il potere malvagio, la dittatura, è la finanza, ma il risultato è la stessa difficoltà di allora».