LIBRI LETTI: ECO – RC: 26 – UN LIBRO DI ARGOMENTO STORICO/AVVENTUROSO

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Il cimitero di Praga è il sesto romanzo di Umberto Eco, pubblicato in Italia da Bompiani il 29 ottobre 2010.
Protagonista del romanzo è il capitano Simone (Simonino) Simonini, un falsario estremamente cinico che vive nel XIX secolo. Il romanzo è ambientato tra Parigi, Torino e Palermo e rielabora la storia del Risorgimento con dati e personaggi realmente esistiti, tranne il protagonista, unico elemento di fantasia del romanzo.

Descrizione: Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca, la crescita di quella falsificazione nota come “I protocolli dei Savi Anziani di Sion”, che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi nella Parigi della Comune, orrendi ritrovi per criminali che tra i fumi dell’assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d’appendice di stile ottocentesco, tra l’altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Un particolare: eccetto il protagonista, tutti i personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Accade però che, tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, l’unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti.

Complesso è quello che mi viene in mente di primo acchito, ed è forse meglio che lo lasciavo riposare sul comodino. Nel libro, illustrato come i feuilletons tipici dell’800, ci sono tanti personaggi e storie collegati: da Giuseppe Garibaldi a Ippolito Nievo, da un ufficiale di nome Dreyfus, a gesuiti contro massoni, a preti corrotti e dalla dubbia identità, a moti rivoluzionari e confraternite segrete, ma tanto tanto altro Eco mette dentro in questo libro.
Ho faticato veramente ad arrivare alla fine, e per me non il migliore dell’autore che forse ha voluto eccedere in verbosità e strutturazione dei personaggi. Consigliato, forse, solo per i veri appassionati dei romanzi storici. Sconsigliato per chi voglia conoscere Eco, sicuramente questo testo non è il migliore da cui partire.

Darei però da solo cinque stelle a questo stralcio del libro che condivido pienamente: «I preti…Come li ho conosciuti? A casa del nonno, mi pare, ho il ricordo oscuro di sguardi fuggenti, dentature guaste, aliti pesanti, mani sudate che tentavano di accarezzarmi la nuca. Che schifo. Oziosi, appartengono alle classi pericolose, come i ladri e i vagabondi. Uno si fa prete o frate solo per vivere nell’ozio, e l’ozio è garantito dal loro numero. Se i preti fossero, diciamo, uno su mille anime, avrebbero talmente da fare che non potrebbero starsene in panciolle mangiando capponi. E tra i preti più indegni il governo sceglie i più stupidi, e li nomina vescovi.
Cominci ad averli intorno quando ti battezzano, li ritrovi a scuola, se i tuoi genitori sono stati così bigotti da affidarti a loro, poi c’è la prima comunione, e il catechismo, e la cresima; c’è il prete il giorno del tuo matrimonio a dirti cosa devi fare in camera, e il giorno dopo in confessione a chiederti quante volte lo hai fatto per potersi eccitare dietro alla grata. Ti parlano con orrore del sesso ma tutti i giorni li vedi uscire da un letto incestuoso e senza neppure essersi lavati le mani, e vanno a mangiare e bere il loro signore, per poi cacarlo e pisciarlo.
Ripetono che il loro regno non è di questo mondo, e mettono le mani su tutto quello che possono arraffare. La civiltà non raggiungerà la perfezione finché l’ultima pietra dell’ultima chiesa non sarà caduto sull’ultimo prete, e la terra sarà libera da quella genia.
I comunisti hanno diffuso l’idea che la religione sia l’oppio dei popoli. E’ vero, perché serve a tenere a freno le tentazioni dei sudditi, e se non ci fosse la religione ci sarebbe il doppio di gente sulle barricate, mentre nei giorni della Comune non erano abbastanza, e si è potuto farli fuori senza troppo attendere. Ma, dopo che ho udito quel medico austriaco parlare dei vantaggi della droga colombiana, direi che la religione è la cocaina dei popoli, perché la religione ha spinto e spinge alle guerre, ai massacri degli infedeli, e questo vale per i cristiani, musulmani, e altri idolatri, e se per i negri dell’Africa si limitavano a massacrarsi tra di loro, i missionari li hanno convertiti e li hanno fatti diventare truppa coloniale, adattissima a morire in prima linea, e a stuprare le donne bianche quando entrano in una città. Gli uomini non fanno mai il male così completamente ed entusiasticamente come quando lo fanno per convinzione religiosa».