LIBRI LETTI: DIOTALLEVI

Standard

12971068_1015526751861726_8787172655092047150_o

Dentro soffia il vento della giovane autrice Francesca Diotallevi è il vincitore della Sezione Giovane del Premio Neri Pozza.
Una trama perfetta, in cui ci sono tutti gli ingredienti per far incuriosire il lettore, trasportandolo in mondi altri, attraverso usanze, culture, realtà che solo attraverso i libri si riescono a vivere, a interiorizzare.

Il libro è narrato in prima persona, ed ogni capitolo è scandito dalla voce di un personaggio: Fiamma, che è la vera protagonista della storia, che è un po’ l’anima stessa del libro, potremmo dire ‘il diavolo e l’acqua santa’ della ridente cittadina di Saint Rhémy, Don Agape parroco da poco trasferitosi da Roma su quel monte isolato dalle temperature rigide, e Yann Rosset dall’animo furibondo e fratello di Raphaël giovane cadetto partito al fronte.

Il pregio della scrittrice è quello di farti sentire estremamente in empatia con la narrazione, come se fosse lo stesso lettore a compiere le fila della storia, a gioire e versare lacrime al posto degli stessi personaggi. Ci si ritrova assuefatti a sentire il profumo dei medicamenti, delle erbe, si prova senso di smarrimento insieme a Fiamma la fattucchiera del villaggio, l’appagatrice di ogni malanno, ma la sorgente – allo stesso tempo – di ogni male.
Ci si sente un po’ come Don Agape, un Don Abbondio del terzo millennio che scappa dalla sua individualità, da destini e percorsi non decisi: «prendere i voti era stata una diretta conseguenza della mia condizione di secondogenito. La mia era una famiglia importante, agiata. Con un fratello indirizzato a prendere in mano le redini dell’azienda fondata dal mio bisnonno e uno zio vescovo, che rivestiva un ruolo di spicco in Vaticano, il mio futuro era stato deciso ben prima che il Signore mi infondesse la vocazione. Non mi ero tirato indietro; ero sempre stato un’occasione mancata, il figlio mediocre, che non brillava negli studi e nella vita in generale. Un bambino scialbo che si era trasformato in adolescente timoroso e indeciso. Avevano deciso al mio posto, e io avevo seguito la strada che qualcun altro aveva tracciato davanti a me».
Ci si sente anche come Yann, quel fratello maldestro, all’ombra sempre di un fratello più forte, più generoso, più benevolo, con meno demoni interiori che non deve combattere una natura matrigna che l’ha segnato per sempre, ne ha disegnato i passi, le rette, gli intenti.
Ci si sente un po’ un abitante di Saint Rhémy, attraverso varie gradazioni di temperatura, fin per arrivare a scoprire l’amicizia e l’amore che nel romanzo diventano un’unica canzone, un unico spartito, sul filo sottile di lettere scritte col sangue, con l’inchiostro dei sentimenti, con il bene autentico. E si sta come d’inverno ad attendere una nuova stagione, una nuova evoluzione, un’intraprendenza e un coraggio che ‘smova’ gli animi dei personaggi e gli ricordi che anche se fuori è inverno dentro c’è un’invincibile estate, l’estate dei sentimenti.
Perché anche a noi lettori la montagna ha cambiato. O forse è stato l’inverno. Prima non avevano nessuna certezza. Ma neanche adesso – in verità – l’abbiamo, tranne una: «non siamo soli in questa vita. Siamo sempre parte di qualcosa ed è quel qualcosa che spesso ci salva, anche da noi stessi».

«Dio, bambina mia non è qui. Dio è la montagna che ci tiene al sicuro, pur esponendoci a tanti pericoli. E’ l’acqua e il cibo che ci permettono di vivere, il fuoco che ci riscalda. Dio è la pioggia che bagna i campi e il sole che scioglie la neve. Dio è nei dettagli, figlia mia».

«La verità, Fiamma, è che abbiamo perso qualunque umanità. La morte è diventata un’abitudine, non rappresenta più un’eccezione, ma appartiene ormai alla quotidianità».

«Se c’è una cosa che ho capito, da questa guerra che non lascia scampo, è il senso del tempo. Ne abbiamo a disposizione uno sputo e lo sprechiamo a vivere una vita che non vogliamo, mettendo a tacere i nostri desideri. Siamo così fragili, così insensati».