LIBRI LETTI: DELLA POSTA

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Quest’oggi vi voglio parlare di un libro che in sé esprime la piena maturità del poeta Fernando della Posta, prima di iniziare a parlavi di lui, voglio presentarlo con alcuni dei suoi versi di una poesia che da il titolo a questo libro: «Gli aloni del vapore d’inverno/che anima le bocche degli amanti […]e ogni fiato si rimescola nel bacio/della vita che si agita nel mondo/difesa o tocco e di rimando/che sia di morso o lingua a lingua».
Già da questi primi versi si può notare quanta è la passione del poeta, e quando sia lucido il suo indagare, che passa dall’esterno per arrivare ad interrogarsi esso stesso, interiormente, come in questi versi: «L’io poeta che mi porto sulla schiena/come una granata già brillata,/graffia come un’unghia sulla guancia […]».
Un’io poetico struggente, che sembra attraverso gli occhi delle parole voler trovare una direzione, la sua direzione, senza però trovare l’esatto percorso. E ancora con lo stesso phatos racconta: «Ogni giorno scamparla la mano di Dio/a redimere tutte le colpe/con un unico taglio netto/guardando la vita che schianta e se ne va […]».
Il poeta si interroga sui moti della condizione umana, su i suoi processi, sugli impercettibili meccanismi che la regolano, e resta a galla, perché indagare a volte significa costruire anche sensi, dare un senso: «Quei tiranti che ci tengono attaccati/alla vita mentre dormiamo/e quei sostegni che ci impediscono di cadere/mantengono l’equilibrio/delle palpebre che nel sonno non si sciolgono/nel sogno immobile […]».
E ancora pensieri, su pensieri, questa volta volti all’incedere della poesia, che in sé porta una duplice veste: sazia, e non sembra mai abbastanza, si dilunga e par sembrar non aver detto nulla, anzi aver aggiunto nulla di nuovo. Par, ma non è così.
«A volte la poesia/pare non mi basti./L’idea si fa più ampia,/si fa discorso, divaga/aggiunge aneddoti,/dilaga […]».
E poi ritratti fatti con l’inchiostro, con la lingua tremante di un poeta all’artista, che in questo caso si chiama Frida: «Avevi le ciglia del nero dello scandalo/e d’un tratto scioglievi dal seno il cuore,/le vene degli arti fino al ventre e il mare./Il banano dalle lunghe palme,/il macaco dalle guance rosse e il riso forte,/come gli occhi fissi, sempre fissi/neri e sempre fissi, sull’anima del toro […]».
Ma nella poetica di Della Posta c’è molto e tanto altro, che non posso raccontarvi per intero, c’è amore e struggimento, c’è origine e territorio inesplorato, c’è libertà, e fedeltà alle tradizioni, c’è inquietudine, c’è politica, e ancora cultura, elementi storici, richiami alla letteratura, e tanto altro sicuro avrò dimenticato o forse mantengo per me.
Per concludere, l’elemento fondante dei versi di questo mio conterraneo è l’indagine – come ripetuto più volte nel corso di questo scritto –, ed è proprio da qui che in un modo o nell’altro per ogni percorso d’arte inizia il proprio cammino, un cammino di crescita, di riflessione, un cammino che se percepito con i giusti filtri aiuta a trovare tante risposte, ma anche a farsi tante altre domande. Perché nel dubbio è racchiusa la vera bellezza, come nella Poesia che si veste di provvisorietà. Mi piace concludere con dei versi che aprono questo libro: forse l’Eden/è solo un’invenzione degli umani:/alcuni partono altri restano lontani/ma, ad entrambi i tipi/molti soffi di paura, l’animo scolora./Per ogni preda che cade/c’è un gabbiano che vola. Ecco, impariamo a volare, ognuno attraverso la propria forma d’Arte: che sia Poesia, Pittura, o Danza, – solo per dirne alcune –, impariamo a pretendere da noi, ciò che abbiamo dentro.