LIBRI LETTI: CARTER

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«Come potevano due ragazze che pensavano solo al ballo e al canto puntare così in alto? Eravamo destinate, dalla nascita, a essere delle bellezze effimere del teatro, saremmo emerse e avremmo brillato come candeline di compleanno, per poi spegnerci».

Chi sono le figlie sagge raccontate da Angela Carter?
Sono nient’altro che Dora e Nora figlie di Melchior Hazard e star del teatro britannico, con una predilezione particolare per le opere shakespeariane.
Dora e Nora non sono mai state riconosciute dal padre, e la madre non l’hanno mai conosciuta in quanto deceduta durante il loro parto.
Vengono, così, cresciute da Chance, proprietaria di una locanda sgangherata, dal fratello gemello di Melchior, Peregrine, e lo zio Perry, che le riempie di attenzioni facendogli regali a distanza quasi per voler colmare un vuoto affettivo che la cattiva sorte ha deciso per loro.
Il romanzo inizia con l’invito inaspettato alla sfarzosa festa di Melchior Hazard, organizzato insieme alla terza moglie, per festeggiare il suo centenario. Caso vuole che nello stesso giorno le due gemelle nonché figlie non riconosciute compiano anche loro settantacinque anni. Nora e Dora hanno nel sangue l’arte, e il fremito dell’essere artisti, non raggiungono le vette del padre, ma si divertono, tra lustri e lustrini.
Nora e Dora destinate all’irriconoscenza paterna, a differenza di altri figli gemelli, come Saskia e Imogen avuti da Melchior con Lady Atlanta, anche soprannominata Weelchair, e di Tristram e Gareth, nati dal terzo matrimonio con Milady Margarina.
Il libro è irriverente, ma risente di diversi difetti, uno su tutti: quello di voler contenere troppi elementi assieme, troppi dettagli, troppe scene paradossali, troppi intrecci familiari con annessi incesti e figliolanze che si scoprono nel retroscena della narrazione, troppi nomi. Insomma, un grande calderone infarcito di eventi che la Carter sperava di rendere un mappamondo in cui far perdere il lettore per poi indicargli la strada. Ma il lettore si trova solo. Solo di fronte all’infinito immaginato dall’autrice che mettendo in scena un realismo magico costringe il lettore in una vera corsa ad ostacoli per riuscire a tenere le redini della storia.
Infine, grossa mancanza nel libro è l’albero genealogico della famiglia, che io mi sono andato a cercare su internet per fare ordine nella mia testa, che potete consultare al seguente indirizzo: https://it.wikipedia.org/wiki/Figlie_sagge#/media/File:Albero_genealogico_Figlie_Sagge.JPG

Anche meno – di tutti gli elementi inseriti – sarebbe stato fruttuoso per la scrittrice, ma soprattutto per un lettore che ne esce confuso e affaticato, seppur la lettura non sia certo ai livelli dei grandi classici.