LIBRI LETTI: CAMERON

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«Con Coral mi sembra di poter essere come con te. E’ qualcosa legato alla sua gentilezza, alla sua bontà: lei mi ricorda te. Forse la amo per questo. E’ un’occasione che devo cogliere; se mi ami, devi permettermelo».

Dal risvolto di copertina: Ci sono libri – anche grandi libri – che si ricordano magari per la storia, o i personaggi, o le atmosfere. Poi ce ne sono altri, più rari e sfuggenti, che all’universo parallelo della letteratura arrivano in un modo diverso – curvando lo spaziotempo della narrazione per portarci in una scena che, al di fuori delle loro pagine, sembra non voler esistere. Ad esempio in una grande villa nella campagna inglese del 1950, dove Coral, che al mondo non ha più nulla e nessuno, arriva per assistere la padrona di casa, mentre il figlio di lei, il maggiore Clement Hart, cerca di guarire dalle ferite che gli ha lasciato la guerra. In quelle stanze buie, gelide e spettrali, Coral e Clement arrivano in brevi momenti, con le parole, quasi a toccarsi. Ma ogni volta, dalla caligine che si insinua ovunque, qualcosa – un anello rubato, un inquietante gioco infantile, un misterioso profumo di fiori – si materializza, costringendo il desiderio e il bisogno ad assumere una forma meno categorica dell’amore. È l’inizio di un viaggio lieve, doloroso e imprevedibile, difficile da raccontare e impossibile da dimenticare. Che Peter Cameron ci invita a intraprendere con una sola promessa, quella di guidarci, per minuscoli slittamenti delle emozioni, a un finale che non ci aspetteremmo – e di farci sentire improvvisamente molto vicini «al cuore dorato e incandescente dell’universo».

Coral Glynn in sostanza è un romanzo d’amore, ma non troppo. E’ un romanzo sulle forme d’amore. Sull’amore che sovrasta, e sull’amore che spaventa. Sull’amore che avvicina, e sull’amore che crea enormi distanze. Sull’amore corrisposto e sull’amore negato. Sull’amore limpido, e sull’amore che si evolve in stanze nascoste.

Forse l’evoluzione del romanzo è un po’ sopra le righe, potremmo dire anche illogico, ma logico può essere l’amore?

Cameron ci consegna un romanzo che non lascerà delusi i suoi lettori, perché per motivi diversi ogni lettore potrà trovare una propria collocazione in una sfumatura d’amore, senza sentirsi per questo estranei.

«No, io no. Non lo chiedo, e neppure lo voglio. Voglio soltanto non inacidirmi e non morire dentro come mia madre, e se vivo qui da solo so che succederà. Sento già un qualcosa in me, un qualcuno che va di stanza in stanza a chiudere le porte, a sprangare le finestre. Coral rimase stordita da quella poesia e da quel discorso e non riuscì a replicare»