LIBRI LETTI: CACUCCI

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Di cosa parla Ribelli! di Pino Cacucci? Parla di libertà, libertà che si difende attraverso il sogno, l’utopia. Con la maestria del ricercatore da biblioteca e l’animo da romanziere romantico l’autore ci presenta 13 storie. Storie di sconosciuti. Storie di cancellati. Storie di defunti e dimenticati. Storie di ammazzati, anche dalla storia, che come si sa è scritta dai vinti, e quindi spesso parziale.
Il libro tocca geografie e storie completamente differenti tra di loro, a volte anche opposte, basti pensare che l’ultima storia è dedicata a Jim Morrison, e uno potrebbe chiedersi lui cosa centra? Centra, e l’autore ne motiva bene, anche poeticamente, la sua decisione di raccontare ciò che è stato dimenticato.
Pino ci racconta di Silvio Corbari antifascista e partigiano faentino che lottò insieme alla sua banda sulle montagne in segno di Resistenza; di Francisco Sabaté, detto Quico, anarchico spagnolo nonché rapinatore gentiluomo (rapinava i più ricchi – i latifondisti – per dividere il bottino tra le famiglie di contadini), che partecipò durante la Guerra Civile Spagnola allo scontro tra anarchici e stalinisti; Eulalio Ferrer, antifascista spagnolo che lottò per tutta la vita contro quella storia che cercava di insabbiare la deportazione dei rifugiati spagnoli nei campi di concentramento in terra francese; Irma Bandiera, sovversiva fin dalla nascita rifiutò la possibilità di una vita agiata e borghese della sua famiglia per unirsi alla Resistenza partigiana; Tania la Guerrigliera, rivoluzionari che si recò all’Avana per ai barbudos, combattendo al fianco di Ernesto Guevara; Camilo Cienfuegos il rivoluzionario col sorriso che combatté anche lui al fianco del Che; Jacinto Canek, noto anche come il Serpente Nero, un indio che combatté con tutte le sue forse contro il colonialismo; Alexandre-Marius-Jacob, il ladro più famoso del mondo, meglio noto come Arsenio Lupin, che lottò tutta la sua vita verso una distribuzione economica eguale; Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, storia di casa nostra, che vide nel 1927 due nostri immigrati essere giustiziati sulla sedia elettrica in nome dell’anarchia; Argo Secondari, anarchico italiano che portò avanti la lotta antifascista attraverso gli Arditi del Popolo; John Reed, militante comunista statunitense che si unì a Pancho Villa rivoluzionario messicano negli anni 1910-1911; José Gabriel Condorcanqui Tupac Amaru, ultimo sovrano inca, che guidò nel 1781 una rivolta indigena contro gli spagnoli; in ultimo, Jim Morrison, simbolo della lotta di un popolo, di una generazione, di uno stile di vita, dell’eccesso, mai prevedibile, mai scontato, per andare lontano dalla realtà e crearsi un proprio mondo, l’altro da sé, per stanare e combattere come tutte le storie narrate la disinformazia. «La disinformazia, oggi più che mai, governa le menti e i cuori di molti, troppi, abitanti dei paesi “civilizzati”, convincendoli che, comunque sia, le rivoluzioni finiscono sempre per divorare i propri figli, quindi ribellarsi è vano: l’orizzonte resta irraggiungibile, meglio sedersi e aspettare la fine, immersi nello spavento senza fine delle nostre mille paure quotidiane, instillate a regola d’arte da coloro che temono di perdere osceni privilegi per colpa di chi, da qualche parte di questo strano pianeta, potrebbe ancora preferire il rischio di una fine spaventosa piuttosto che rinunciare a camminare eretto».