LIBRI LETTI: BUCCIARELLI

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Elisabetta Buciarelli per NN Editore con la “Resistenza del maschio” ci presenta due universi: Maschile e Femminile.
C’è un marito, un uomo, che resiste, che si diniega, che non accetta una riproduzione forzata con una donna..sua moglie, che invece vuole un figlio a tutti costi, con ogni mezzo, fin da portagli dentro casa a giorni alterni oggetti tipici della pubertà, come: box, culle, giocatoli per bambini e tanto altro. L’amore c’è, ma la coppia è ormai su un piano inclinato per questo desiderio che non accetta simmetrie e sta minando l’equilibrio della coppia.
L’uomo descritto dall’autrice incarna perfettamente l’uomo che resiste, è un docente universitario, e insegna ai suoi studenti a misurare ogni singolo edificio, con le giuste proporzioni, le giuste unità di misura, come se stesse misurando con levità lo svolgersi della vita, il suo dispiegarsi, quasi volesse avere ogni strumento per dominare ogni situazione. Perchè: «c’è una geometria in ogni circostanza della vita. E ogni esistenza ha una sua forma geometrica». Una misura e una precisione per il calcolo che si evidenzia anche con il rapporto con sua moglie, e con le donne in generale: «È convinto che ci siano molti segreti nella misura degli oggetti. Lui misura per trovare qualcosa che sente ma non conosce ancora. Per cogliere le relazioni tra le cose e tra le persone. Per trovare il suo posto nello spazio».
Sul lato opposto della narrazione vivono tra le pagine le storie di tre donne, Marta, Silvia e Chiara che si trovano un intero pomeriggio nella sala di aspetto in attesa dell’arrivo del proprio dottore, e qui svelano e confidano tre modi diversi di vivere una storia d’amore.
Marta che è ormai prossima al divorzio, e amareggiata da un marito che non le ha consentito di vivere una gravidanza foriera di felicità. Silvia che in cerca di un appagamento passa da una storia all’altra senza mai trovare il suo centro, e Chiara reduce da una storia finita male con un marito non proprio modello e numerosi tradimenti che si sente viva in balìa di un uomo che si fa sentire ad intermittenza.
Quello dipinto dalla Bucciarelli è un uomo che scappa, scappa dai propri doveri, dai propri impegni, si nega e omette felicità, è uomo calibro, sente e vive ogni rapporto con misura. Niente di troppo, ma neanche di troppo esagerato. La donna è lì. Attende. Con le sue mani in grembo, impotente, ferma nel suo perimetro di abitazione, nel suo orto d’amore, misurato.
L’autrice farà confluire la storia di queste tre donne in un epilogo; l’autrice magistralmente ha saputo intrecciare le fila della storia, non facendo mai perdere tensione narrativa, ricordandoci che spesso le donne fanno fatica ad accettare i mutamenti, le evoluzioni, gli uomini che resistono, portando il tutto dalla parte sbagliata, dalla parte della fine. Come una giostra per bambini che è in equilibrio solo se le parti hanno un comune sentire anche nelle differenze, negli squilibri, nelle evoluzioni.

«Il minus habens 3.0 arriva al dunque con la tecnologia una deriva dell’involuzione della specie.
Marta: non è la peggiore, e cosa c’è di peggio chiede Chiara. La specie in mutazione dei maschi che resistono, quella che si sottrae, che non fa il suo dovere, non protegge, non mantiene, non fa i figli, non fa un beato cavolo di niente; invade il territorio e basta […]»

«Certi ingressi sono negati alle mani, appartengono solo al pensiero»

«Certe canzoni si incontrano come le persone, restano di nostra proprietà, altre le doniamo e da quel momento non sono più nostre»

«[…] proprio perché non siamo continuiamo ad essere […]»