LIBRI LETTI: BRECHT – RC: OB. 4 – UN LIBRO CHE TI È VENUTA VOGLIA DI LEGGERE DOPO AVERNE SENTITO PARLARE DA UN AMICO

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Sintesi: Frutto di diverse stesure, la commedia nasce negli anni che precedono immediatamente la Seconda guerra mondiale e che vedono sperimentare e utilizzare a fini bellici la scissione dell’atomo, gli anni in cui si compie definitivamente una paurosa frattura tra progresso tecnico e progresso sociale. La figura di Galileo, lo scienziato che con le sue rivoluzionarie intuizioni rischia di mettere a repentaglio gli equilibri teologici e sociali del suo tempo e che si piega alla ritrattazione per timore della tortura e per mancanza di agonismo eroico, è la metafora dello scienziato moderno, dell’intellettuale perseguitato dall’inesorabile binomio scienza-fanatismo. Eppure, nonostante il suo intimo dissidio, la sua contraddittorietà, questo Galileo brechtiano è figura umanamente ricca, moderna proprio perché, pur asserendo in modo geniale la verità contro l’ignoranza, la superstizione e il conformismo, egli resta in bilico perenne tra due fronti.

Un’opera teatrale che descrive la vita dello scienziato – forse – più grande di tutti i tempi che fa coincidere in sé due elementi: genialità e pragmatismo.
Nell’opera di Brecht si narra della vita dello scienziato, e in particolare la sua critica al sistema geocentrico, e poi la definitiva abiura.
Galileo è un uomo pratico rispetto agli scienziati del suo tempo impegnati nella ricerca perfetta, inappellabile, priva di attacchi, fondata su inutili elucubrazioni mentali. Galileo vie tra la gente comune: marinai, commercianti, artigiani, saltimbanchi.
Questo suo legame con la vita, e con la necessità di procacciarsi da vivere per poter campare lo porterà anche a fare suoi – o meglio rivedere invenzioni già fatte da altri – progetti d’invenzione d’altri, come il famosissimo cannocchiale.
Nel testo vediamo due fazioni contrapposte, c’è chi vorrebbe che lui in nome della scienza, della verità scientifica portasse avanti le sue idee fino alla stregua della vita, rischiando la tortura, il rogo, e c’è chi più moderato crede – che nonostante la verità di fondo – è meglio abiurare, ed infatti, il Galilei abiura contornandosi attorno a sé dopo questa decisione numerose critiche dagli uomini del suo tempo, che lo ritengono un vile, un uomo gretto, un codardo.
A dispetto del suo corpo emaciato, con una vista scarsa, e dall’aspetto precario, le sue idee – al di là della sua abiura effettuata – si cominciano a diffondere in tutta Europa, ancora retta dall’autorità ecclesiastica, mostrano la forza delle sue idee, del suo attaccamento terreno.
Ne esce alla fine delle pagine un Galileo intelligente, vincente e dalla miope Chiesa, e dalla punitiva Inquisizione, nonostante il suo corpo in involuzione, che è opposto alla capillarità delle sue idee che schiaffeggiano quel pensiero nazista baluardo dell’operato spirituale.