LIBRI LETTI: BIGNARDI

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La protagonista di quest’ultimo libro, – forse, è meglio definirlo come un racconto –, della Bignardi è Mila, una donna che ha perso se stessa, e che trae o forse crede di riuscire a trarre dalle opere buone verso le altre persone energia positiva. Come quando, nonostante, la fatica e gli orari improponibili si recava nel carcere di Milano per insegnare l’arte della scrittura ai detenuti. E si sentiva più libera lì, tra quelle sbarre, che fuori. Il mondo fuori la opprime, quasi sembra disgustarla. Ciò detto ha provato più volte a dire di no a questa esistenza, – anche se il marito Paolo di questo non è a conoscenza –, perché si è vero che è nella sua vita, ma ricopre un ruolo quasi marginale, potremmo dire una presenza assente: «[…] Ha sempre accettato ogni mia decisione, ma non mi ha mai capito. È brutto non condividere il dolore con chi ami: se non lo fai, a poco a poco perdi anche il resto».
Mila è anche madre di Maddi e di due teneri gemelli, Marco e Tito, oltre che moglie e la vita sembra starle sempre stretta, sembra sentirsi inadeguata in questo mondo e aver frenato ogni suo vero istinto: «”Cosa ti è successo?” ho chiesto. Non le ho preso la mano. Non l’ho toccata. La guardavo, cercavo di rassicurarla con gli occhi, ma sentivo che non dovevo toccarla. Che al primo movimento poteva volare via, come un uccello posato sulla ringhiera del balcone, che non devi spaventare. Mi ha raccontato tutto, come le donne dopo la prima volta che si sta insieme. Mi ha detto dei suoi genitori, della solitudine, di quando ha provato a morire. Quella notte non abbiamo fatto l’amore, abbiamo solo parlato, e io ho creduto di poterla amare perché non lo sapevo ancora che nessuno può proteggerti da te stesso, nemmeno chi ti ama».
Eggià, Mila ci insegna come nessuno, neanche chi ti ama può veramente proteggerti da te stesso. Ma tutto questo forse ha una spiegazione: non essere riuscita a seguire un proprio percorso di consapevolezza, lei con quella vita tanto simile a Rita, la Santa degli impossibili, che ha negato e perso ogni credenza, allo stesso modo come la Santa – e come le suggerisce nelle pagine finali Annamaria – può riuscire a superare ogni ostacolo, attraverso i battiti dell’amore, che sono silenziosi come le sue parole.
Un libro che posso definire carino, ma niente di più. Sicuramente non paragonabile alle sue precedenti pubblicazioni.

“La prima volta che si fa l’amore le donne ti raccontano tutta la loro vita. Parlano di fidanzati, amanti, delusioni, dolori, genitori distratti o soffocanti o crudeli o defunti, fratelli debosciati, sorelle dispettose, studi e lavori difficili, malattie, traumi, aborti: la prima volta che si parla dopo aver fatto l’amore è forse l’ultima in cui la tua ragazza è davvero sincera. Ti parla come a uno sconosciuto in treno – in fondo lo sei ancora –, anche se uno sconosciuto col quale sei in improvvisa e spudorata intimità”.