LIBRI LETTI: BALZANO

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Ninetto Giacalone bambino siciliano ci racconta dell’immigrazione avvenuta in casa, si sposta dalla sua terra per il Nord-italia, di appena 9 anni, questo bambino «fatto e finito» come si leggerà poi nel testo, si trasferisce dalla Sicilia a Milano nel ’59, e qui cerca lavoro, e paradossalmente glielo danno.
Nel romanzo di Balzano si racconta di una storia non lontana da noi, che ci distanzia di appena cinquanta anni, anni in cui la tutela del minore era pressoché assente, dove non esisteva il telefono azzurro, dove contava il lavoro, le forze lavoro, non l’aspetto anagrafico, e i bambini di ieri – poi ragazzi – sono diventati lo stesso gli uomini di oggi, con coraggio, sacrificio, abnegazione; oggi sono forse gli esponenti di ogni classe sociale, dalla più semplice alla più facoltosa, ma mai si è avuto paura di sporcarsi le mani, di metterle a servizio della società per sopravvivere.
Balzano vince meritatamente il Premio Campiello, ci racconta dell’emigrazione in maniera semplice, ma che non cade nella banalità, raccontandoci oltre all’evento in sé – argomento non molto navigato in letteratura – anche i sentimenti, le sensazioni, le solitudini di questi bambini già uomini che hanno sfidato la fortuna, e che da questa speranza hanno trovato il proprio senso di esistere.

“[…] Comunque a me nella baracca la solitudine mi aveva fatto venire voglia di amare perché quando uno sa tenere a braccetto una donna non è più solo e non è nemmeno più picciriddu. Diventa adulto. Uomo fatto e finito”.