LIBRI LETTI: AFFINATI

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«Hai visto, Robbè, er prete de li poveri se n’è annato».

Un libro per chi volesse conoscere e approfondire la figura di Don Milani imperdibile, con una narrazione in seconda persona, che riesce a farci vivere attraverso i luoghi e l’esperienze del ‘prete degli ultimi’ (come spesso è stato definito) tutti i suoi insegnamenti. Nella loro semplicità, che non è banalità.
L’autore del libro, Eraldo Affinati, spesso con uno stile un po’ sulle righe e cervellotico, ci porta nella Firenze dove nacque da una famiglia colta ebraica e dove fece il seminario e insegnò ai suoi alunni (suo stesso motivo d’esistenza) e a tal proposito si leggono pagine bellissime, come questa: “[…] Maestro si nasce o si diventa? Direi tutt’e due. All’università, quando studiavo lettere, non pensavo che avrei fatto l’insegnante, ma la prima volta che entrai in un’aula scolastica, avrò avuto vent’anni, non ero ancora laureato, si trattava di una supplenza, capii d’istinto, guardando i ragazzi, che quello sarebbe stato il mio mestiere. Sentivo uno spazio magnetico fra me e loro: lo stesso che percepisco ancora adesso, più di trent’anni dopo. Era qualcosa di profondo, legato alla mia solitudine di adolescente, che riconoscevo, di volta in volta, nell’insofferenza, nella rabbia, nella malinconia degli studenti. Come se rivedessi me stesso in loro. C’erano ferite da risanare. Persone da rimettere in piedi. Lacrime da asciugare. Se fossi riuscito a fare questo, pensai, avrei affermato un principio di umanità sul quale altri avrebbero potuto costruire.
Ma cosa succede quando un maestro resta da solo? Questo mi chiedo guardando Sharif. È stato il ginnasta dell’adolescenza. Il timoniere degli scalmanati. L’artista dei tempi morti. Il giudice senza codici. Per decenni, giorno dopo giorno ha lasciato che nella sua coscienza impavida s’incidesse il colpo a vuoto del quindicenne, la mortificazione dell’energia sprecata, l’avventura di chi ricomincia da capo, trattenendo dentro di sé il clamore emotivo del successo e l’amarezza velenosa della sconfitta, come se fossero carte false di un gioco molto più grande che lui non poteva dominare ma a cui, ne fosse consapevole oppure no, partecipava con tutta la forza disponibile.
Cosa farà quest’uomo dei dolori, profeta senza tempo, nocchiero confinato sul molo, quando fra dieci minuti ce ne andremo? Me lo immagino dirigersi con lentezza alla lavagna a scrivere una lettera, un numero, a fare un disegno, a illustrare uno schema, sostenuto dal Dio svelto dell’infanzia e dell’adolescenza che non ha mai dimenticato, unico pegno di una scommessa spesso perduta in partenza. Eccolo mentre si alza e ci accompagna alla macchina, titubante e fragile, ma deciso nell’alzare il braccio dell’addio.
Il sorriso di Omar e Faris, quando rientriamo nell’abitacolo, sembra aver assorbito il commiato del vecchio. È ciò che l’insegnante lascia nei suoi scolari. Dallo specchietto retrovisore, imboccando la via del ritorno, raccolgo anch’io il saluto di Sharif: una pietra preziosa nell’estremo bagliore del tramonto. Solo in quel momento mi rendo conto che lui, prima ancora di conoscermi, mi aveva consegnato il testimone della giovinezza che i due ragazzi rappresentano”.
E ancora si legge l’amore per i suoi alunni: “[…] per lui un ragazzo era come una vite che va innestata e potata e curata e sostenuta perché possa dare il prodotto migliore”.
Milano luogo dell’effervescenza culturale, di una trovata ispirazione artistica presto abbandonata, Montespertoli e la famosa Gigliola memorabile villa padronale, Castiglioncello metà per le sue vacanze estive, per arrivare a San Donato di Calenzano dove fondò la sua prima scuola popolare e Barbiana simbolo delle sue rivolte, dei suoi sommovimenti, del suo credo. Ma il viaggio non finisce di certo qui: si parla di Africa, di Berlino, di Ellis Island, quando gli immigrati erano gli italiani e non gli altri che dal di fuori approdavano sulle nostre coste.
Il pregio del libro è sicuramente la fedeltà delle testimonianze, la vicinanza attraverso chi ha condiviso con lui il suo operato e ce ne racconta, credo che non c’è niente di può bello di vederne restituita una testimonianza senza filtri, autentica.
Un prete snobbato dalla Chiesa e sempre preso di mira per le sue idee poco convenzionali, che ritrova un suo riscatto nel discorso di Papa Francesco del 19 maggio 2014, che lo riconoscerà come modello da seguire, rivolto al mondo della scuola. Un mondo che ci racconta una vita, un’essenza, una spiritualità che preso o tardi come dice Milani anche inconsapevolmente ci verrà a trovare tutti, senza distinzioni di qualunque tipo.

“Il Dio-denaro ha vinto. I motori imperano nella testa dei ragazzi. La pornografia è entrata nella loro esperienza quotidiana. La deflagrazione del desiderio è compiuta. La politica è corrotta. La scuola è sfasciata. Gli scolari non sono più capaci di stare attenti. La donna viene massacrata. I poveri perdono. Il consumo trionfa. La moda ci guida. Il turista ha preso il posto del viaggiatore. Chi va su Google non legge più se non in modo estemporaneo e frammentario. La durata della dimensione estetica è compromessa. Il cinema è stato soppiantato dall’home-video, così come le biblioteche dall’e-book. Le lingue nazionali sono in crisi. La ricreazione ha avuto la meglio sullo studio. Il campionato di calcio è diventato un rollerball televisivo. Il doping contamina lo sport. La droga è consumata da molte persone. I giornali li comprano in pochi. La Chiesa è stata compromessa dalla pedofilia. I giovani bestemmiano, bevono e si ubriacano. I borghesi comandano. Gli operai vogliono diventare come loro. Le utopie si sono trasformate in flagelli. Le campagne si spopolano perché i contadini se ne vanno lasciando il posto agli immigrati, che raccolgono i frutti della terra per pochi euro, puliscono le stalle e danno da mangiare al bestiame. La Costituzione sembra lettera morta. Cristo è uno slogan di Papa Francesco. La scrittura assomiglia alla pubblicità. La letteratura è fantasy, giallo e discorso. Il numero ha vinto sulla qualità. I canoni sembrano stravolti. Gli stili sono scomparsi. Le gerarchie irriconoscibili. I sindacati non più all’altezza. La coscienza civile è una favola a cui soltanto pochi vecchietti paiono ancora disposti a credere. Perfino il celebre motto “I care” è inutilizzabile dopo essere stato svenduto al Partito democratico”.

“Quando avrai perso la testa, come l’ho persa io, dietro poche decine di creature, troverai Dio come un premio. Ti toccherà trovarlo per forza perché non si può far scuola senza una fede sicura. […] È inutile che tu ti bachi il cervello alla ricerca di Dio o non Dio. Ai partiti di sinistra dagli soltanto il voto, ai poveri scuola subito prima d’esser pronta, prima d’esser matura, prima d’esser laureata, prima d’esser fidanzata o sposata, prima d’esser credente. Ti ritroverai credente senza nemmeno accorgertene”.

“Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere”.

“Le maestre son come i preti e le puttane. Si innamorano alla svelta delle creature. Se poi le perdono non hanno tempo di piangere. Il mondo è una famiglia immensa. C’è tante altre creature da servire. È bello vedere di là dall’uscio della propria casa. Bisogna soltanto esser sicuri di non aver cacciato nessuno con le nostre mani”.