LIBRI: Irwin William; Conard Mark T.; Skoble Aeon J.

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image_bookI Simpson e la filosofia (The Simpsons and Philosophy: The D’oh! of Homer) è una raccolta di saggi curata da William Irwin, Mark T. Conard and Aeon J. Skoble, ciascuno dei quali ha anche scritto uno dei diciotto saggi del libro. Essi, prendendo spunto dai personaggi e dagli episodi della sitcom animata I Simpson, trattano temi filosofici. Il titolo originale del libro, The Simpsons and Philosophy: The D’oh! of Homer, è un riferimento all’opera filosofica cinese Tao Te Ching di Lao Tzu. Perché un libro del genere? Circa venti filosofi hanno deciso di analizzare il fenomeno mediatico dei Simpson sotto una chiave particolarissima, quella inaspettata e all’apparenza distante – dal mondo della serie – della filosofia. Il tema che viene affrontato nel libro, è sicuramente quello etico. Si prova ad analizzare il comportamento del padre di famiglia – e quindi Homer – così bugiardo, viziato, scabroso, egoista. Il nostro comportamento e visione nei suoi confronti – seppur non sia l’esempio lampante di virtù – sarà di pietà, di compassione, di giustificazione (magari pensando che dietro a tagli atteggiamenti e mostranze ci sia un passato difficile) o in realtà che lui non sia veramente cattivo (mostra stupidità, ma per arrivar a far veramente del male ce ne vuole). La qualità quindi che viene a rappresentare Homer è un amore per la vita, un amore a tuttotondo che abbraccia anche o forse soprattutto le negatività (alcool, cattiva nutrizione etc.). Secondo personaggio che viene analizzato è Marge – moglie di Homer – che nel ricercare la propria felicità (eudaimonia) si affida troppo poco a se stessa, e in maniera incondizionata alla sua famiglia. Attraverso le faccende domestiche e la famiglia pare riesca a trovare la sua dimensione di felicità – ma quando le viene tolta questa incombenza, e tutto diventa automatizzato, lei ricade nell’infelicità, rifugiandosi nell’alcol -. Marge viene ad incarnare la brava moglie e madre secondo i dettami degli stereotipi femminili, riconducendo ad un’analisi che può concludersi con il dire che tutte le figure femminili della serie sono dipinge con un forte accento conservatore. Bart invece non è altro che un espediente per introdurci la filosofia di Nietzsche, – un bambino cattivo e che combina un disastro dietro l’altro – non può che rappresentare la virtù della cattiveria, invece Lisa, da buona intellettuale e d’animo gentile, viene a rappresentare l’ottimismo, e quindi attraverso la ragione crede di poter cambiare le traiettorie del mondo. In sostanza i Simpson rappresentano una visione nichilista della vita, che cerca di mostrarci i punti deboli di una società che in un modo o nell’altro – nel completo o nel singolo – ci tocca tutti, anche se troppe volte neanche ce ne accorgiamo.