LIBRI: FREEMAN, DEAGLIO

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image_book (1)Quella notte d’estate, l’aria sembrava trattenere il respiro. Tutto era immobile, come in attesa del temporale che di lì a poco si sarebbe abbattuto sui boschi e sul lago. Come se anche il mondo circostante si preparasse all’inevitabile, alla tragedia che avrebbe cancellato un’esistenza e, con lei, la spensieratezza dell’adolescenza. Una notte in cui nel fango si sarebbero mescolati dolore e desiderio, sangue e sudore. Quel 4 luglio del 1977, Laura Starr fu picchiata a morte con una mazza da baseball. Forse non sarebbe successo se Laura avesse dato più peso alle lettere anonime, piene di minacce oscene, che riceveva da più di due mesi. Forse sua sorella Cindy avrebbe potuto proteggerla, se non l’avesse lasciata sola per appartarsi con il fidanzato, Jonathan Stride. E forse il caso sarebbe stato risolto se quest’ultimo, all’epoca diciassettenne, non si fosse lasciato sfuggire il principale indiziato, con il quale si era ritrovato faccia a faccia. Invece la morte di Laura è rimasta un mistero. E a distanza di trent’anni Stride, ormai affermato detective, se la porta ancora dentro come un peso sulla coscienza. Una ferita che si riapre quando in città compare una giornalista che sostiene di essere stata la migliore amica di Laura ai tempi del liceo e di voler scrivere un libro sulla vicenda. Perché è entrata in possesso di una nuova prova. La riapertura del caso spaventerà qualcuno che farà di tutto pur di tenere sepolti i propri segreti.Non so, mi è piaciuto molto, c’è abbastanza tensione e caratterizzazione sia dei personaggi che della dinamica del caso, però il primo amore “La danza delle falene” non lo scordo facilmente, forse ormai sono influenzato. Comunque un buon libro, per un Freeman in forma.Nota positiva: nonostante le pagine si legge velocemente.

 

image_bookLa banalità del bene è un libro del 1991, scritto da Enrico Deaglio. Il libro narra della vita del Giusto tra le nazioni Giorgio Perlasca e del suo operato a Budapest durante la seconda guerra mondiale. Il titolo è un chiaro riferimento, ribaltato, al titolo del libro di Hannah Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme. Adolf Eichmann fu attivo in Ungheria fino al 1944 e fu il principale fautore delle deportazioni di migliaia di ebrei durante la Soluzione finale della questione ebraica del regime nazista.

Giorgio Perlasca era un mercante padovano che negli anni quaranta si era recato a Budapest per affari. Ricercato dalle SS, invece di fuggire, come avrebbe potuto grazie all’ aiuto dell’ ambasciata spagnola, ha preferito rischiare la vita per salvare quella di migliaia di ebrei. Fingendosi ambasciatore del paese iberico, e falsificando la documentazione d’ identità, riuscì a riparare oltre 5000 ebrei in appositi edifici da lui dichiarati sotto la protezione del consolato spagnolo. E così’, per paura di provocare un incidente diplomatico, i tedeschi lo tollerarono, gli lasciarono dar ricovero a tanti esseri umani, il cui destino sarebbe stato, altrimenti, il lager.

Perlasca era iscritto al partito fascista, è lecito chiedersi perché abbia compiuto tale gesto. In un recente intervista il figlio Franco afferma: “Mio padre era iscritto al partito, ma non ne condivideva tutti gli ideali ispiratori; soprattutto non condivideva le leggi razziali ed i rapporti con i tedeschi. Mio padre scelse il movimento fascista perché si sentiva di Destra, e quello era, secondo lui, il meno peggio di tutti”.

Perlasca e’ ora considerato anche uno dei “trentasei giusti” dal popolo di Israele. “Per concedere il titolo di “Giusto fra le nazioni”, l’istituto israeliano Yad Vashem pone due condizioni: la prima vuole che si sia salvata la vita di almeno un ebreo, la seconda che la storia non possa essere raccontata dalla sola persona interessata ma anche da terzi, essenzialmente i salvati. Un Giusto, in sostanza, è un eroe con un grande valore aggiunto: la capacità, la voglia e l’umiltà nel senso più alto del termine di dimenticare quanto di buono fatto. «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» dice il Vangelo per indicare che le opere buone non debbano essere fatte per avere qualcosa in cambio. E Giorgio Perlasca è un Giusto”.