LIBRI: DICKENS, MURGIA, ARSLAN

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image_book (4)Il nostro comune amico, pubblicato anche con il titolo L’amico comune è un romanzo dell’autore inglese Charles Dickens. Il romanzo fu pubblicato mensilmente su alcuni fascicoli (come gran parte delle opere dell’autore) dall’aprile del 1864 al novembre dell’anno seguente; per rispettare le date di pubblicazione lo scrittore lavorò duramente. Il romanzo è diviso in quattro libri: “La coppa e il labbro”, “Gente dello stesso stampo”, “Un lungo cammino” e “Una svolta”. Durante un viaggio all’estero, John Harmon scopre di aver ereditato un fortuna in seguito alla morte del padre, un ricco imprenditore, ma con una condizione: se non sposerà Bella Wilfer, una donna che John non conosce, la somma verrà ricevuta dai coniugi Boffin, ex-domestici del padre. Mentre sta tornando in Inghilterra, durante il viaggio per nave egli confida ad un ufficiale di bordo l’idea di assumere una falsa identità per conoscere Bella prima dell’eventuale matrimonio, ma l’ufficiale cerca di ucciderlo per derubarlo; rimane però ucciso e il suo cadavere scivola nel Tamigi (la lotta è infatti avvenuta nei pressi di questo fiume) e viene scambiato per il corpo di Harmon, il quale è invece vivo e vegeto. Quest’ultimo approfitta dell’accaduto per realizzare la sua idea di cambiare identità e nome: rintracciati i Boffin, i quali hanno intanto ricevuto l’eredità a causa della falsa notizia della morte di John, riesce a farsi assumere come loro segretario con lo pseudonimo di Rokesmith. Quest’ultimo fa conoscenza di Bella, la quale è adottata dai Boffin: è frivola ma in fondo buona e anche affascinante ed egli se ne invaghisce. I Boffin hanno frattanto capito la vera identità di Rokesmith, ma vogliono segretamente mettere Bella alla prova: fingendo una durezza, un’avarizia e una venalità che non sono mai stati presenti in loro licenziano il loro segretario. Bella supera la prova: comprendendo che le ricchezze possono nuocere se cadono nelle mani di alcune persone, fugge e, avendo capito che il suo spasimante è un uomo pieno di virtù, lo sposa. I Boffin svelano infine il loro piano ai due sposi e si riappacificano con essi. Inoltre, a questo racconto s’intrecciano le vicende del giovane avvocato Eugene Wrayburn, il quale s’è invaghito di Lizzy Hexam, il cui padre per mestiere ripesca cadaveri dal Tamigi (è quello che, fra l’altro, trova nel primo capitolo del libro il presunto cadavere di Harmon). Eugene è vittima di un tentativo di assassinio da parte del suo rivale in amore, un malvagio insegnante, ma verrà salvato dalla sua innamorata, che lo sposa nonostante le sue disperate condizioni di incertezza tra vita e morte. Dopo del tempo egli guarisce e vive felicemente con la dolce Lizzy. Un romanzo che trovato molto caotico, troppi intrecci, si lascia leggere bene, ma sicuramente non tra i migliori di Dickens.

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Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria è un romanzo autobiografico in forma di diario scritto da Michela Murgia. Era originariamente pubblicato sotto forma di blog, con i post inseriti dall’autrice quando lavorava in un call center della multinazionale americana Kirby Company. La protagonista del racconto viene assunta da un call center come telefonista; il suo compito è quello di vendere, attraverso tecniche di vendita invasive, un aspirapolvere, il Kirby. Le stravaganti tecniche motivazionali, il mobbing nei confronti dei dipendenti, le assurdità raccontate alle casalinghe al telefono e le reazioni delle stesse, le figure dei colleghi e dei capi vengono annotate e classificate, utilizzando un linguaggio colloquiale e uno stile ironico. Divertente, se lo si legge con lo giusto spirito. Sicuramente se si cerca qualcosa su cui riflettere, meglio leggere altro dell’autrice.

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Prima di parlare del libro è doverosa una premessa di carattere storico: Durante la prima guerra mondiale (1914-1918) si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo. Il governo dei Giovani Turchi, preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal 7° secolo a.C. Dalla memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell’Impero Ottomano, circa 1.500.000 di persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 vennero preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo dei Giovani Turchi. L’obiettivo era di risolvere alla radice la questione degli armeni, popolazione cristiana che guardava all’occidente. L’obiettivo degli ottomani era la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico. Non secondaria fu la rapina dei beni e delle terre degli armeni. Il governo e la maggior parte degli storici turchi ancora oggi rifiutano di ammettere che nel 1915 è stato commesso un genocidio ai danni del popolo armeno. Il 24 aprile del 1915 tutti i notabili armeni di Costantinopoli vennero arrestati, deportati e massacrati. A partire dal gennaio del 1915 i turchi intrapresero un’opera di sistematica deportazione della popolazione armena verso il deserto di Der-Es-Zor. Sempre agghiacciante leggere del sentimento di prevaricazione che l’uomo ha su un suo simile, e ancor peggio su una intera popolazione quali gli Armeni. Cancellare, perché? Dietro ad un ingiusto agire c’è sempre l’interesse, che offusca e domina la ragione umana. Quello che mi ha fatto pensare a me è il sentimento della “viltà”, questi uomini, che forse è troppo degno chiamarli così, sono dei vili, degli sporchi burattinai comandati dalla sete di potere.