LIBRI: CILENTO

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image_book (2)Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest’obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente – in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l’incontrollabile ed eversiva energia delle donne. L’affresco della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva. Davvero intenso, a volte eccessivo – credo sia proprio lo stile della scrittrice però -, una bella storia, una bell’anima e donna dipinta dalla Cilento a dispetto e con rispetto delle tante ‘Lisario’ passate che nel mondo hanno combattuto l’invadenza e oppressione di uomini gretti, vili, ritrovando il proprio infinito intimo piacere nel fare a meno degli uomini attraverso un auto-soddisfacimento sessuale – e per fortuna (per Lisario) non conta solo quello –.