LIBRI: CARRÈRE

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image_book«A pochi mesi di distanza, sono stato testimone dei due eventi che più di ogni altro mi spaventano: la morte di un bambino per i suoi genitori, e quella di una giovane donna per i suoi figli e suo marito.

Poi qualcuno mi ha detto: tu sei uno scrittore, perché non scrivi la nostra storia? Era come un ordine, un impegno, e io l’ho accettato. È così che mi sono ritrovato a raccontare l’amicizia tra un uomo e una donna, entrambi sopravvissuti a un cancro, entrambi zoppi ed entrambi magistrati che si occupano di cause di sovra indebitamento». E’ la storia dello scrittore Emmanuel Carrère, di sua moglie e dei suoi due figli, che in quel lontano 2004 si trovano in Sri Lanka, che poi fu travolto da un improvviso tsunami. Il viaggio sembra partire già non nel migliore dei modi, tra i due consorti sembra che sia arrivato il giro di boa sentimentale. Ma come se non bastasse, un’onda, quell’onda, arriva sulla spiaggia dove ci sono Carrère ed Helène, portandosi con sé uomini, donne, bambini. Nessuna distinzione. Sembrano crearsi due frontiere: quelli che hanno perso qualcuno a causa dello tsunami, e quelli semplicemente sopravissuti ad esso, con affetti indenni. Carrère senza tanti infingimenti ci racconta dell’arrivo dell’onda brutale, delle sue conseguenze, come un cronista di guerra ci racconta dettagliatamente, ma con il giusto distacco, la tragedia, la sofferenza, la morte travestita con abiti marini. Nel libro si farà portavoce della storia di una famiglia che ha perso la loro figliola di quattro anni, Juliette. Ed è qui che il titolo del libro prende veramente corpo e senso, l’autore descrive le “vite che non sono la mia”,  proprio lui che non ha perso nessuno in quella tragedia e riesce a darne una visione meno invischiata, meno sporca, meno coinvolta, ma non per questo alterata. Quando i due coniugi  tornano a Parigi, scopriranno che la sorella di Hèlene – che si chiama anche lei Juliette – è affetta di tumore, e sta morendo. Carrère così in prima persona dovrà misurarsi con il dolore, con la perdita, con l’improvviso senso di smarrimento che ti prende, con quel caos vertiginoso che quando decide che sei tu la vittima, poi difficilmente si riesce a saper tener testa. Proverà a far fronte a tutto ciò attraverso la scrittura, una scrittura vera, misurata, delle volte anche troppo equilibrata. Perché spesso i sentimenti non hanno equilibri, e non si riesce ad improvvisarsi funamboli per caso.