LIBRI: BUZZATI

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image_book (1)Sessanta racconti è una raccolta di racconti di Dino Buzzati apparsi nel 1958. I primi 36 racconti erano già stati pubblicati in tre diversi volumi (I sette messaggeri, Paura alla Scala e Il crollo della Baliverna). Iniziare da questo libro per conoscere Buzzati, forse non è stata, o è stata la scelta azzeccata, leggendolo si entra appieno nel suo mondo, nella sua narrativa, fatta di alti e bassi, di introspezione, di attualità, di religione, di morte, di un mondo imperscrutabile che viene animato ed esaminato attraverso ogni racconto. La maggior parte dei racconti dell’autore prendono vita dalla quotidianità per poi sviscerarne i lati più  nascosti, che si mimetizzano, per tirarne fuori l’elemento surreale, al limite del grottesco e a volte del tragicomico. Uno dei temi preponderanti del libro è la metafora del viaggio, che ritorna a più riprese su vari racconti, mettendo in evidenza i mostri che fagocitano nell’animo umano, per poi riuscire a presentarne anche abusi e violenze. Viaggi fatti dai personaggi che cercano mete lontane, o forse anche immaginarie. Viaggio inteso come ricerca interiore, come indagine del proprio essere, per riconoscere e ritrovare le proprie coordinate ormai geometricamente fuori rotta da un richiamo spasmodico della compiutezza. Compiutezza di un io che riappacifica ogni stato d’animo. Racconti come “I sette messaggeri” o “Il direttissimo”, o ancora in “Qualcosa era successo” si ritrovano i connotati più oscuri: “Un fatto nuovo e potentissimo aveva rotto la vita del paese, uomini e donne pensavano solo a salvarsi, abbandonando case, lavoro, affari, tutto, ma il nostro treno, no, il maledetto treno marciava con la regolarità di un orologio, al modo del soldato onesto che risale le turbe dell’esercito in disfatta per raggiungere la sua trincea dove il nemico già sta bivaccando. E per decenza, per un rispetto umano miserabile, nessuno di noi aveva il coraggio di reagire. Oh i treni come assomigliano alla vita!”. Altro elemento importante del testo è l’elemento dato dalla religione, presentata nei suoi aspetti più umani, ma allo stesso tempo controversi, come in “La fine del mondo” o diversamente ne “Il cane che ha visto Dio”. Uomini che sono soggiogati dalle loro stesse paure, dall’ansia dettata da una comprensione che scivola troppo in un irrazionale, che porterà alla negazione, alla non comprensione dei luoghi, che non sono poi molto diversi da quelli che sempre ci portiamo dentro. Infine ultimo elemento, accanto agli altri due precedenti, è la morte, analizzata nella sua naturalità, come conseguenza necessaria alla vita, come un dopo che è obbligatorio, e per questo deve essere accettata nelle sue intenzioni. E’ come un lenzuolo che si posa sul corpo di ogni essere umano, così a ricordate che dopo un inizio, dopo una percorrenza, dopo un viaggio, che è quello della vita, – che dovremmo farlo viaggiare parallelamente con il nostro spirito interiore -, c’è la fine, la morte, la necrosi del corpo, ma non dell’anima, che sembra alberga in questo mondo polarizzato.