LIBRI: BURROUGHS

Standard

image_bookLe città della notte rossa è un romanzo del 1981 di William S. Burroughs. Edito in Italia da ArcanaEditrice, è il primo volume della trilogia che comprende Strade morte e Terre occidentali. Il libro deve essere considerato all’interno della trilogia, distaccato dagli altri due libri risulta essere un banale romanzo sperimentale senza senso, contestualizzato diventa un’opera stilistica tale da far meritare a Burroughs l’appellativo di “unico scrittore geniale del dopoguerra”. Parlare di ambientazione o di personaggi sarebbe ridurre il testo ad un semplice romanzo senza rendere giustizia ad un’opera senza precedenti. Nella trilogia: pirati, pistoleros e esseri onirici, dal Madagascar ad ambientazioni da film western e territori suburbani postatomici, tra allucinazioni e poesia altissima, c’è tutto William Burroughs e tutto l’imponente e monolitico bagaglio, sia culturale, sia personale dello scrittore. In Le città della notte rossa persistono i temi tipici dell’autore, il controllo “del potere” sugli uomini, la droga, il sesso, la visione, la magia e solo in questa trilogia, sebbene in rare righe sparse tra i vari volumi, tocca argomenti personali, senza metaforizzarli o renderli incomprensibili e nascosti, come il figlio, che morirà suicida in giovane età e il rapporto con i genitori. Non so, in alcuni punti mi ha veramente infastidito, tutto troppo eccessivo. Dalle droghe che prendono il nome dai colori (White Angels, Black Light ecc.), al sesso, sfrenato, eccessivo. Per non parlare al senso troppo ricercato del dolore che si collega al piacere, l’immagine di uomini che sul punto di morte eiaculano non è forse eccessivo? Ben descritti però sono i riti, le consuetudini, le ataviche tradizioni dei vari popoli raccontati, dagli  egizi, ai maya, per arrivare ai popoli orientali. Non so, sicuramente un libro con “troppa carne sul fuoco”, avrei preferito, meno cose, ma con un focus migliore.