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“I libri fanno parte della biblioteca del nonno, sintomatica, per rintracciare il ritratto, se fosse in grado di farlo, di quest’uomo che non conosce, morto prima che egli nascesse, una particolare raccolta che incontra in pieno il suo favore e surriscalda il suo gusto per la lettura. Deluso dai romanzi avventurosi che non trovano risonanza in lui, dalle pagine del Libro d’Oro, Amaranto, Bianco delle Fate, nei cui regni senza confini la fantasia ha vagato addormentata simile alla Bella, passi a questi il cui odore fisico del vero lo sconvolge e gli conferma la supposizione, che non ha altre prove se non l’esperienza personale, di quanto sia crudele la vita vera. Resurrezione è il primo ad essere divorato, a cui segue Nanà, per il quale romanzo l’interesse è acuito dalle illustrazioni che lo accompagnano , in specie un disegno in cui la protagonista, nuda, osserva compiaciuta le sue armoniche linee nello specchio d’un armadio. Si susseguono con crescente ammirazione, La bestia umana, Papà Goriot, Delitto e Castigo. Legge, preso da un’ansia febbrile che rallenta soltanto per la paura che la piccola biblioteca si esaurisca. I fatti e i fatti contenuti in questi libri gli permettono di fare una nuova scoperta: che le emozioni più grandi le comunicano le storie degli uomini, o per lo meno che a lui gliene suscitano queste storie che sanno di verità, non gli appaiono per niente inventate, che potrebbero essere domani la sua storia; e che la vita reale, fuori, può essere affascinante ma che bisogna fuggirla perché fa paura […]”.

Da [La morte della bellezza di Giuseppe Patroni Griffi]