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«Cos’è questa idea che t’è venuta?» «Non è un’idea, è un desiderio. E non è neppure un desiderio, è un esigenza.» «Di che?», insistette Lilandt, sulle spine.  «Voglio regalarti per intera la mia verginità, anche quella che non avrei mai immaginato di mettere come posta in gioco.» «Perché ti poni questi problemi?» «Perché sono problemi. Una volta che l’ho accettato, voglio tutto di quest’amore. Io lo sto studiando, quest’amore, e cerco di comprenderlo bene. Noi dobbiamo essere e restare due uomini che si amano. Io non voglio che uno assuma una posizione mentale, per intenderci, femminile, per dare all’altro il prestigio, chiamiamolo così, di fare il maschietto, io amo l’uomo che sei e voglio che noi diventiamo due uomini che si amino, ambedue, nel duplice modo che è dato agli uomini di potersi amare, il che è un privilegio, ci hai pensato? Io non mantengo la testa sotto l’ala, io non voglio che tu ti accontenti, per starmene comodo. Se è bello amarti, io ti devo amare in tutti i modi possibili che mi sono concessi. Non ti pare? […]»

Da [La morte della bellezza di Giuseppe Patroni Griffi]