CITAZIONI&CO

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deriva“Cara, carissima Silvia
Così non ti vedrò. Me ne dispiace tanto. Sono ormai due mesi che sono tornato alla mia vita da insetto. Dovrò, poco a poco, rassegnarmi, diventare un tarlo, scomparire e appiattirmi tra i mobili, i libri (li ho quasi riletti tutti) e nutrirmi di silenzio. Non ne trae giovamento il mio sistema nervoso: ho scoppi d’indignazione feroce. Poi di rassegnazione svagata. E fanno male, male tutte e due. Da questo osservatorio lucido e disperato, ma soprattutto chiaro, la macchina Italia mi appare per quello che è: uno sfascio di retorica, di pressappochismo di viltà, di corruzione, di tracotanza perversa…
Mia cara Silvia, alle volte penso che tu abbia scelto, con entusiasmo infinito, un mestiere che non esiste più. Come chi abbia deciso di usare il cuore in un tempo che eccellerà nei trapianti, ma che mette pietre al posto di pietre. So che non vorrei scriverti queste mie considerazioni, so che la mia voce, il mio pensiero è ormai da accantonare o da rimuovere, come un fastidioso (per alcuni, ma solo per alcuni che possono: e dunque il potere) incidente di percorso, una imbarazzante eccezione, quasi come la giraffa nell’ordinato mondo della zoologia. E invece è la norma: questo Paese è occupato, militarmente occupato, da farabutti, che sanno e che tacciono. Sino a che questa Italia non sarà liberata da questi partiti, da questo sistema infame, non ci sarà speranza di rinascita, di cambiamento. Ti voglio molto bene, sono felice che Gaia sia in ripresa e penso sempre a te. Ti auguro di non urtare mai con la verità vera di questa terra e di questa Italia: sii felice con le apparenze…
Perdonami se ti sembro troppo amaro: ma un Paese che non vede la propria vergogna è un Paese peggio che cieco. E’ un Paese che, accecandosi, vive felice. E io non riuscirò mai a tollerarlo. La mia vita se ne va così. Bruciata da questi Pulcinella vestiti da irreprensibili.
Non c’è farsa più tragica
Ti abbraccio e ti ricordo
Papà”.

Da [Cara Silvia, lettere per non dimenticare di Enzo Tortora]