CITAZIONI&CO

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“[…] Io insistevo ancora nel mio clima mentale apocalittico quando già attraversavamo la soglia di una camera da letto. L’avrei spezzata, mi dicevo terrorizzato. Non molto alto ma robusto, muscoloso e pingue, pesavo più di cento chili. Io ero massiccio, irsuto e moro. Lei era sottile, longilinea e celeste. Io ero un maschio, lei una femmina. L’avrei spezzata. Ma Giulia non si spezzò. Si fece conca. Tutta quanta. Mi fu sopra con una leggerezza antigravitazionale, mi offrì il suo bacino perché la mia piena detritica vi defluisse, avvinghiò le sue braccia e le sue gambe vegetali attorno alla mia mole, come una giungla tropicale che si riprenda le rovine di un’antica capitale d’Indocina. Quando giunsi alla fine con un unico movimento armonioso, senza la minima soluzione di continuità, si sollevò e ancora e ancora fece conca con le mani, con la bocca, dimostrando una volta e per tutte che non erano destinate solo a colpire e a mordere. Ero sbalordito. Scoprivo che il pianeta era abitabile. Esisteva la gioia, la gaiezza. Avevo vissuto nell’ignoranza. Poi Giulia mise la sua mano nella mia e mi condusse in bagno lungo un corridoio. Entrammo assieme sotto la doccia. Quel gesto mi commosse allora e mi commuove ancora adesso. Non vi era niente di materno in esso. Erano i corpi di un uomo e di una donna adulti quelli che, lungo il corridoio, marciavano affiancati come i corpi di un’unica creatura”.

Da [Il padre infedele di Antonio Scurati]