INTERVISTE PER OUBLIETTE MAGAZINE

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Ultima mia Intervista rilasciata a Michela Zanarella al mio libro “La guerra degli amori distanti” edito da ego di David and Matthaus .

Ecco il link per poterla leggere: http://oubliettemagazine.com/2014/12/24/intervista-di-michela-zanarella-a-gino-centofante-autore-del-libro-la-guerra-degli-amori-distanti/

Un mio contributo: “Hey, leggiamo?”: spicchi di entusiasmo editoriale

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“Quando ero piccolo c’era una grande libreria nel corridoio di casa, e in quel corridoio ho imparato a sgambettare. Incespicavo per un metro e alla fine del percorso, ridendo, forse, sbavando, probabilmente, mi buttavo nelle braccia di mia madre. Poi lei mi lasciava lì, tornava da dove ero partito e io facevo il viaggio di ritorno.

Ho imparato a camminare passando e ripassando davanti alla grande libreria nel corridoio di casa, nella quale c’erano fumetti all’altezza delle mie piccole caviglie, libri alle ginocchia, libri alle spalle, libri alla testa e un giorno, quando già sapevo camminare, o comunque fare più di un metro, devo aver guardato verso l’alto e visto una parete altissima di libri dentro uno scrigno cavo di noce scuro. Un totem di libri, così alto, e io così piccolo, che il totem quasi prendeva una forma curva e a cuspide nella sua parte più alta. C’erano libri sopra di me, e sopra mio padre, quando già capace di una convinta deambulazione, lui lasciava il romanzo aperto sul torace, con la copertina rigida a fare da tetto spiovente, e io entravo nella camera da letto, la sera tardi, per dargli la buonanotte.

Libri, riviste, opuscoli, testi ovunque in casa. E mio padre che leggeva, leggeva tanto, leggeva sempre, che sorrideva mentre leggeva, e mi dava quel bacio della buonanotte con la mia coda dell’occhio riempita dalla costa del romanzo tenuto aperto sul petto.

E un giorno l’ho sfilato anch’io un libro da quel totem altissimo, e ho iniziato a leggere, dopo avere imparato a scuola come farlo.
Non ho smesso più.
I bambini sono una creta bellissima e fragilissima, e potentissima. Prendono la forma che si dà loro e la modificano, e le danno spessore con la forza della loro imbattuta libertà di pensiero ed emozione. Non esistono propagande migliori della lettura di quelle che nascono da una normalità. La normalità è frutto della consuetudine, non di uno studio a tavolino. È una serie di abitudini percepite come volontarie, naturali.
Il libro non è una medicina. Ingoiala!
Il libro è una società. Vivila!

E nulla può cambiare se gli individui adulti che compongono quella società e la dirigono in ogni piccolo gesto quotidiano non fanno dei libri la loro normalità. Una società diventa quello che essa fa. Non esistono sconti, detrazioni, incentivi più forti della consapevolezza dell’importanza del sapere, e se qualcosa si vuole fare per i libri, la si deve fare alle radice di essi, non avendo in mente l’oggetto libro, ma tenendo presente la terra da cui prendono forza: la cultura. Intesa come desiderio di conoscere, non come l’insipida spocchia di sciorinare date e particolari presi, dimenticandosene un secondo dopo, da Wikipedia.

Per diffondere i libri, l’unica soluzione è allargare i confini etici e culturali dell’Italia, e lo si può fare giorno per giorno solo con la volontà di volerlo fare. Non è un tasto da schiacciare, un clic da fare; è un fiume giornaliero, perpetuo, di piccoli atti voti alla diffusione del sapere, all’interno di ogni nucleo familiare, di ogni uomo, donna, e per spontaneità, di ogni bambino.”

(di Sergio Donato)

“I libri sono come delle vie d’uscita dalla vita, dei segnali d’orientamento, dei mondi con cui confrontarsi, immergersi, persino scontrarsi.

Troppo spesso oggi si tende a vedere l’oggetto libro come un qualcosa di noioso e che ha poca attrattiva, quante volte ci siamo sentiti dire: «Sicuramente leggi perché non hai nient’altro di meglio da fare…».

Sempre mi sono trovato a rispondere che il tempo per i libri è un tempo soprattutto per se stessi, per il proprio percorso di crescita e di consapevolezza, figlia di un cammino travagliato d’indagine che si crea tra la persona che legge e il libro letto.

C’è sempre questa dualità tra il lettore e lo scrittore: il libro che si legge è il tramite per aprire nuovi mondi, nuove strade, per sorprendersi, per informarsi e stupirsi di quanto la vita attraverso fitte pagine di inchiostro rilegate racchiude.

Siamo figli di una cultura troppo istituzionalizzata, e oltremodo arcaica; confrontandomi con i miei coetanei ho potuto notare un distacco enorme dovuto ai libri, soprattutto per una letteratura che è ormai nei vari percorsi scolastici, obbligata, e troppo statica.

Chi nel suo percorso formativo non si è visto obbligato a leggere un Manzoni, a studiare un Tasso, ad analizzare un Ariosto, o ad imparare una lirica D’Annunziana?

Certo con questo non sto dicendo che i vari pilastri di riferimento debbano essere abbattuti, ma questo non preclude che anche nella cultura scolastica, oltre alla propria cultura personale, – che mi ha visto leggere con piacere autori che non trovano spazio, vuoi per motivi di tempo, vuoi ormai per una forma culturale nei programmi ministeriali, o comunque se ci sono raramente vengono affrontati con gli allievi – non debbano essere affrontati autori che vanno da Buzzati, a Pavese, a Bassani, a Calvino, a Tondelli, a Pasolini, a Sciascia, Fenoglio, a Landolfi e così si potrebbe continuare citando altri autori di illustre memoria.

Dobbiamo, ed oggi è più che un’esigenza, un dovere di tutti gli organi che ruotano attorno al mondo dell’editoria, cercare o perlomeno dare uno scossone a questo sistema che sempre più sta allontanando i giovani da una formazione della propria cultura libera da vincoli, che sia tessuto ed analisi di tutti i fenomeni sociali.

Non mi piace pensare che questa situazione di stallo e di allontanamento sia ormai una realtà che fa comodo, che imbonisce le masse, che le rende schiave e succubi di un pensiero che si uniforma sempre più, e a cui non interessa difendersi con le armi, le stesse armi che hanno smosso per tanti secoli tanti pensatori: quella di un pensiero personale, critico, non passivo.

Dobbiamo impegnarci tutti, ognuno nel suo piccolo per imparare ad imparare, cercando sempre con intelligenza la verità oltre quello che ogni giorno ci viene detto.

La funzione che oggi hanno forum, blog, e più in generale Internet un tempo era impensabile, inarrivabile, dovremmo aver fatto passi da gigante, e invece ci ritroviamo qui a difendere e a esortare lo sviluppo di una cultura che si impoverendo, che si trascina a fatica, che è sterile nelle sue infinite potenzialità.

Sicuramente si dovrebbe puntare di più nel miglioramento, e nel potenziamento di questi social, che diventano sempre più momenti di aggregazione, di confronto, e vuoi perché no anche di rilassamento, di curiosità, di crescita.

Tutto questo va portato avanti da un ultimo elemento essenziale, che è quello della Condivisione, non dobbiamo tenerci solo per noi ciò che apprendiamo, di cui veniamo a conoscenza, che sentiamo, leggiamo, ascoltiamo: è attraverso il semplice consiglio che si crea una fitta rete di passaparola, ad esempio se si legge un libro e lo si trova importante, e si pensa che merita di essere conosciuto anche da altri, non ci resta far altro che consigliarlo a nostra volta, così magari anche la persona a cui l’abbiamo consigliato a sua volta lo riconsiglierà, è tutto un circolo. Il circolo della conoscenza, quella pura.

Penso che solo così riusciremo pian piano a svecchiare questi corridoi tra cui ogni giorno passano milioni e milioni di giovani, ansiosi di apprendere, con la fame del nuovo, con gli occhi lucidi di novità, che poi inevitabilmente si scontrano, rimangono perplessi e delusi verso una cultura e una forma di pensiero che fatica a tenere il passo dei tempi moderni.”

(di Gino Centofante)

La terza fatica letteraria di Gino Centofante, il giovane scrittore di Pontecorvo

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 10491975_800823859951757_4879781615729926191_nIl ventiduenne, dopo la pubblicazione delle due raccolte poetiche, ‘Graffi’ in e-book e ‘La guerra degli amori distanti’ in versione cartacea, sta già lavorando al suo terzo libro, che come afferma lui stesso “Non consisterà solo in una raccolta di poesie, ma ci saranno anche altre novità!”. La passione per la scrittura lo ha reso recensore, scrittore, giurato di concorsi di poesia, narrativa e aforismi; vincitore due volte consecutive del Concorso ‘Pari e Diversi’ indetto dall’Università degli studi di Cassino, finalista del Premio internazionale di Poesia ‘Otto milioni’ e curatore di antologie poetiche. “La passione per la scrittura, c’è da sempre, fa parte della mia vita. Devo molto però alla lettura che mi ha formato, migliorato. Mi ha portato a una maggiore consapevolezza nell’uso della parola, capacità imprescindibile per ogni scrittore” ha affermato lui stesso. I soggetti dei suoi libri nascono dalla quotidianità nella quale molti possono rispecchiarsi “C’è sempre un po’ di chi scrive in ciò che scrive.” Così infatti, le poesie contenute in ‘Graffi’, in versione e-book  pubblicato nel 2012 sono di facile percezione empatica grazie alla caratteristica della naturalezza ed essenzialità. Empatia costante anche nel secondo libro, ‘La guerra degli amori distanti’,pubblicato a novembre del 2013, che si apre alla lettura come lo sguardo di un osservatore su una folla di persone raccolte in una piazza della quale l’autore raccoglie l’essenza, distillandola poi in versi.

Non nega però la presenza della fantasia in ciò che scrive: “La fantasia può aiutarci a conoscere parti nascoste di noi, forse prima non immaginate. Io ho deciso di conoscere me e gli altri attraverso la scrittura e posso dire che non tornerei affatto indietro: niente è più come prima, guardo il mondo con maggiore consapevolezza.”
Non resta che aspettare la pubblicazione del terzo libro che avverrà prossimamente per scoprire le novità di cui ci ha parlato l’autore ma sulle quali non ha voluto rivelare altro, lasciando così ai lettori il gusto della sorpresa.

Di Marina Mulattieri

INTERVISTA PER “SCRITTURATI”

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Gino Centofante ospite a “scritturati” – l’intervista a cura di Vincenzo Monfregola

INCONTRO CON GINO CENTOFANTE a cura di Vincenzo Monfregola

Gino Centofante, un giovanissimo della letteratura contemporanea che dimostra carattere e stile di una forte personalità. Diverse le collaborazioni con blog, portali web attuali che raccontano di opere contemporanee, recensisce ed intervista chi di parole sogna. Ma Gino Centofante, quello autore, quel poeta dai versi per niente scontati, chi è e soprattutto cosa pensa?
L’abbiamo incontrato per svelarvene i colori.

Ciao Gino, “scritturati” oggi ha il piacere di raccontarti ai suoi lettori, nasci nel 1992 a Pontecorvo e vivi nei quartieri del Frusinate, cosa raccontano le tue origini, cosa ti lasciano e cosa ti hanno portato a vedere di questa vita?

Ringrazio innanzitutto tutta la Redazione di “scritturati” per avermi offerto la  possibilità di presentarmi, e quindi di parlarvi un po’ di me.
Di solito quando mi rivolgo presentandomi nessuno sa mai dove sia precisamente la zona di Frosinone e provincia, sembra che sia una zona oscurata dall’ombra, transitoria, una nuvola di fumo in cui entri, ma che poi si dissolve presto nelle menti delle persone.
Le mie origini sono fondamentali, sono parte della mia identità, sono la mia vita quotidiana, mi hanno portato sicuramente a prendere la vita con assoluta sincerità, con un po’ di stupore, con la bellezza e la consapevolezza che nelle cose apparentemente piccole e poche significative si nascondono sensatezze inesplorate, profonde, che smuovono l’anima. Grazie ad una dimensione a misura d’uomo ho imparato a cogliere e a apprezzare le cose più semplici, genuine, a non stancarmi di sorprendermi.

Leggendo la tua biografia sono rimasto colpito da un dettaglio che magari a molti può passare inosservato, ma anch’io come te ho frequentato l’Istituto Tecnico Industriale, come approdi nella letteratura, o meglio come hai congiunto la passione per lo scrivere avendo scelto un istituto Tecnico?

Sì, questo è un dettaglio non poco significativo, dietro la scelta di frequentare un istituto Tecnico c’è stato precedentemente un percorso molto travagliato, non poco sofferto, di valutazione, ma allo stesso tempo di smarrimento dato dall’incertezza, e soprattutto dall’età. La letteratura, e quindi i libri hanno sempre fatto parte della mia vita, seppur con diverse rilevanze. Diciamo che alcune amicizie, ma anche l’insegnamento di alcuni docenti mi hanno smosso e confermato questo amore innato verso le parole, la loro forma, la loro musicalità, la loro carica evocativa.

A mio avviso porti a quanti si avvicinano ai tuoi scritti innanzitutto la persona, riesci ad apparire di forte individualità, per niente scontato e poco dedito alle polemiche polpettose, sei diretto e non usi mezze misure. Cosa devono aspettarsi i lettori leggendo uno dei tuoi libri.

Lusingato di questa presentazione. I miei lettori cosa devono aspettarsi? Bella domanda. Sicuramente una forte carica emotiva, emozionale, un girovagare attraverso le domande che ogni individuo almeno una volta nella vita si pone. Un linguaggio semplice, accessibile a tutti, ma non per questo banale, o poco sorvegliato. Infine spero di suscitare ulteriori domande che prendono vita dal testo, e di sorprendersi come sono stato più volte io stesso sorpreso scrivendolo.

Di cosa respirano i tuoi versi, e soprattutto quanto raccontano lo fanno in modo velato o diretto?

I miei versi respirano di mancanze, quelle mancanze che tutti i giorni cerchiamo di sopperire, vuoi con l’amore, vuoi con un’amicizia, vuoi con un proprio interesse personale. Sicuramente mi esprimo in maniera velata, e spesso lontanamente autobiografica proprio per cercare altro da me, per indagare, per creare appigli, funi, àncore con i miei lettori.

Svariate le tue pubblicazioni, cosa ti hanno portato, come e quando sono nate, ammesso che ci sia un aneddoto per ognuna esse.

Non ci sono aneddoti precisi per ognuna di essere, mi piace pensare alla mie pubblicazioni come dei punti di somma felicità, dei piccoli traguardi che sono riusciti ad alzarsi con le proprie gambe e crearsi un loro percorso, una loro strada, una loro identità.
Ogni pubblicazione non è mai la stessa, e non è mai scontata. Ogni volta è un sussurro, è un tassello che si aggiunge nei milioni di pensieri e progetti che navigano nel mondo degli artisti.

Tre colori, scegli tre dei colori che ti descrivono meglio e spiegaci il perché della scelta.

Sicuramente il verde scuro per la forte carica di rinnovamento, di rinascita, di un percorso costante.
Il Bianco per la sua espressione di limpidezza, di inizio, di verità.
Il Bordeaux per la sua intensità, per il suo calore, per la sobrietà che mai bisogna perdere.

Cosa pensi dei “distratti”, credi ce ne siano in questo spazio di tempo?

Credo che anche se in piccola parte ognuno di noi è un po’ un “distratto”, troppo spesso non diamo il giusto peso a delle determinate situazioni, o magari ignoriamo completamente certi comportamenti. Penso che bisogna tendere ad un grado di riflessività maggiore, verso innanzitutto noi stessi, e poi verso ciò che ci circonda. Dando una maggiore importanza, e dando il giusto peso ad ogni cosa credo che si possa in modo più che sereno raggiungere una maggiore armonia col mondo. Ed oggi ne abbiamo veramente bisogno!

“La guerra degli amori distanti” la tua ultima pubblicazione che ti vede uno degli autori protagonisti del Gruppo David and Matthaus, perché questo titolo?

Questo titolo soprattutto per evidenziare quanto nei rapporti moderni manchi un legame solido, vero, viscerale, oggi sempre più si tende alla banalizzazione, al mercimonio dei sentimenti, alla degradazione della spontaneità. “La guerra degli amori distanti” per riflettere su quanto troppo spesso ci crediamo parte di altri, ma poi in realtà ci accorgiamo che siamo solo parte di noi stessi, e solo di noi ci possiamo fidare. Il legame con l’altro è solo un filo che nel tempo si logora, viene sporcato, è tendente a spezzarsi.

Di cosa urla questa silloge?

Preferisco non dire molto della mia silloge. Come detto nella domanda precedente si parla soprattutto di legami, di relazioni, di rapporti che sono più o meno limpidi. Si indaga nelle vita, nel suo velarsi, e nel suo disvelarsi. Una silloge per indagare il mondo, per squarciare le false identità del creato, o almeno per provarci.

Appuntamenti con i lettori in programma?

Ci sono svariati incontri che sono stati fissati, al momento però non posso indicarvi delle date precise, in quanto sono ancora da stabilire.
Sicuramente varie presentazioni nel territorio del Frusinate, più comunque un impegno costante nel web che mi vede impegnato nella scrittura di recensioni/interviste, e nella promozione di autori emergenti e non.

Gino siamo arrivati al termine di questo incontro, è stato un piacere averti nostro ospite e i miei saluti sono accompagnati dall’augurio di percorrere sempre e comunque in salita  quel sentiero chiamato “vita” che regala le emozioni più belle, quelle nascoste, ad ognuno di noi; come forse tu sai chiediamo un omaggio per i nostri lettori all’autore ospite, tu cosa ci regali?

Regalo con tutto il cuore questo augurio a tutti i lettori e allo staff di “scritturati”:

 

Ti auguro il tempo per un sorriso,
il tempo per te,
per i tuoi capricci,
per i tuoi problemi,
per i giorni di oggi,
e per quelli di domani.
Ti auguro il tempo per la calma,
per non restare delusa,
per non restare deluso,
per stupirti,
per convincerti,
per il calore che oggi è qui
e domani è.
Ti auguro il tempo per la speranza,
per la gioia,
per essere te stessa,
per essere te stesso,
per vincere le tue battaglie,
per assaporare la vittoria
di ora e sempre.
Ti auguro il tempo del perdono,
per avere tempo per te,
per la vita,
per i tuoi cari,
con forza e intensità,
come se fosse l’ultimo dei giorni possibili.

 

Gino Centofante – all rights reserved inedita