LIBRI: NOTHOMB

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Tutto comincia nella sala d’attesa di un aeroporto, un passeggero legge per ingannare l’attesa. Ma è lui la vittima designata, è sufficiente parlargli per far scattare la trappola. Tutto finisce nella sala d’attesa di un aeroporto.
Un giallo?
Storia di Jérôme Angust, in viaggio per affari, costretto ad una snervante attesa in aeroporto; e del suo incontro-scontro con Textor (così battezzato in onore alla madre di Goethe) Texel, olandese logorroico e giansenista. Un dialogo, una conversazione forzata, un uomo che dell’invadenza fa la sua forza, uno sputare fuori tutto il proprio passato, con dovizia, con attenzione al particolare, con sentimento contrapposto alla voglia di essere parte di qualcuno, di appartenere a qualcosa, di dare uno schiaffo a quell’insopportabile essere soli. Dei cimiteri come centri ed evoluzione della storia, i sensi che a dismisura si rivelano in tutta la loro fallacia, uno smarrimento, un presentimento, un tentativo di fuga (forse da se stessi?), il lento rendersi conto che è impossibile sottrarsi ad una cosmetica che ha smantellato ogni tuo punto di forza e mascheramento. Con un svolgersi davvero interessante, e inaspettato, l’autrice pone su tutti in questa storia il tema dell’identità, dell’io, della possibilità di conoscersi (ma fino a che punto?), forse attraverso le altre storie?

Trasposizione teatrale del libro: http://www.youtube.com/watch?v=LJfD0Uat6YU

“Io credo nel nemico. […] Credo nel nemico perché, tutti i giorni e tutte le notti, lo incontro sul mio cammino. Il nemico è quello che dall’interno distrugge tutto ciò che vale. E’ quello che ti mostra il disfacimento insito in ogni realtà. E’ quello che ti rivela la tua bassezza e quella dei tuoi amici. E’ quello che, in un giorno perfetto, troverà un’ottima ragione per torturarti. E’ quello che ti ispirerà il disgusto per te stesso. E’ quello che, quando scorgi il viso celeste di una sconosciuta, ti rivelerà la morte contenuta in tanta bellezza.”

 

 

“Stupore e tremori” è un romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb, pubblicato nel 1999 e da lei stessa definito autobiografico.
Questo libro ci parla dell’esperienza della stessa autrice presso un’influente multinazionale giapponese, la Yumimoto. Ritornata finalmente nella sua terra dell’infanzia, la Nothomb si accorgerà sopra la sua stessa pelle di quando le cose siano cambiate, entra a far parte di questa multi nazione spinta da molta motivazione credendo di poter risultare utile a fini della sua azienda. Pian piano si scontrerà con l’imperante muro che è quello della gerarchia, attraverso espedienti anche molto goliardici e divertenti lei vedrà subirsi molte ingiustizie, come il dover fingere del non sapere la propria lingua, per non compromettere i rapporti con i partner commerciali; la sua sarà una discesa professionale progressiva, ma mai spenta dall’animo e dall’alto di quella donna che del rigore, della forza, del non arrendersi ha fatto i pilastri del proprio vivere. Si troverà a fare la guardiana dei bagni quasi con gioia, fino al termine ultimo del suo contratto, quasi a dire implicitamente – non ho mollato io, ma siete stati voi, che avete perso una grande risorsa -. Insomma un libro-critica sulla cultura lavorativa giapponese che causa stupori e tremori come recita lo stesso titolo in animi che si sentono spersonalizzati dallo stesso sistema, dove la gerarchia è la legge del dominio.