LIBRI: CELLINI, WILLIAMS, PERISSINOTTO

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Matteo Cellini. Nato a Urbino nel 1978, vive a Urbania e insegna lettere in una scuola media. “Cate, io” è il suo primo romanzo che è stato presentato al Premio Strega 2013. «Sono irriconoscibile quando saluto mamma sulla porta, e non perché ho mezza faccia sotto la sciarpa, semplicemente, come il più triste dei supereroi, la mia identità scompare non appena esco di casa, appena supero la cancellata – e non sono più Caterina». Tutte le mattine Caterina è costretta ad andare a scuola, e di vestire i suoi panni da supereroina: Cate-pillar, Cate-ciccia, Cate-bomba. Trasformarsi in eroina è l’unico modo per questa ragazza di sopravvivere. Un costume da donna forte che ogni giorno le stringe le carne, le ricorda della sovrabbondanza, dell’essere diversi. Lei si sente bene solo quando è a casa, quando è rinchiusa nelle sue quattro mura, è tra il mondo degli affetti lievitati troppo in fretta. Caterina è una ragazza previdente, che ama anticipare le mosse, prevede tutte le malvagità che la gente può dire sul suo conto per poi non ritrovarsi scottata. L’indifferenza è la sua arma di sfida, non esce, non socializza è antipatica, fa finta che il giudizio degli altri (apparentemente) non le interessa. L’unica valvola di sfogo da questo grigio quotidiano è la sua professoressa d’italiano, cui lei si reca alcuni giorni a settimana e con cui può parlare di tutto, potrà ricucire le sue ferite, potrà ricevere affetto incondizionato. Caterina si è costruita un mondo fatto di pregiudizi, di discriminazione, che forse solo con la crescita vedrà disfarsi le fattezze, per riuscire di più a conoscere se stessa e gli altri. L’autore ci racconta dell’adolescenza visto con gli occhi di Cate, con gli occhi dell’adolescenza, con l’animo giovane, e con i problemi che da esso ne conseguono.

«Pubblicato nel 1960, “Butcher’s Crossing” è considerato a pieno titolo come il romanzo per eccellenza sul far west, prima ancora dell’avvento di Cormac McCarthy, maestro del genere. Una storia apprezzata ed amata forse troppo tardi dal grande pubblico, quando ormai Williams non era più fra noi per godersi il suo grande successo». Protagonista è William Andrews un ragazzo che è alla ricerca della propria maturità, del suo essere uomo, del senso di appartenenza alla terra. Tutto avrà inizio nel Butcher’s Crossing che prospera grazie alla pelle del bisonte, ma che ora sta vivendo un regredire selvatico per colpa delle continue battute di caccia. William si deciderà a partire, con il suo amico Miller alla ricerca di una quasi ipotetica valle dove anni prima si diceva ci fosse una mandria enorme, così come si era ripromesso di fare per andarla a cacciare. Nel libro si assiste a questo percorso, a questo viaggio, a questa crescita, corredata da molti particolari così come già ci aveva presentato nel caro “Stoner”. Questo libro ha un tono minore rispetto al suo esordio tardivo nel mondo letterario, ma è sempre magico, vivo, dinamico, in fondo ogni viaggio non ti lascia mai come prima, ti muta, ti stratifica, ti fa crescere.

“La colpa dei padri” di Alessandro Perissinotto, candidato al Premio Strega 2013 ci pone due realtà a confronto, due Torino una degli anni’70 e una dei tempi ‘2000, e quindi contemporanei. Il protagonista è Guido Marchisio, un uomo di potere, separato, che vive con una donna molto più giovane di lui, abita in una casa molto grande, ed è benestante. E’ dirigente di un’azienda multinazionale, che sta attraversando un momento di ridimensionamento, deve decidere quali persone mandare in cassa integrazione e quale licenziare. Guido vive una vita molto agiata, e felice, sembra che nulla possa intaccare questa armonia. Un giorno, entrando in un bar un uomo lo scambia per un certo Ernesto Bolle, rivelandogli che quest’uomo è come lui, ha il colore degli occhi diversi, ha il neo sotto uno di essi. Guido rimarrà sorpreso, e infastidito da quanto appresso, e numerosi demoni interiori cominceranno a farsi spazio nel suo animo, chi è questo Bolle? Tutti abbiamo un gemello al mondo. Tramite questa rivelazione la storia tornerà indietro, presentandoci quegli anni ’70: di rivolta, di scontri nella piazza, di criminalità con l’avvento delle Brigate Rosse, di vittime innocenti. E riproiettandoci verso il ‘2000: fatto di lotte sindacali finite, di rare manifestazioni in cui la voglia sottesa non è quella dell’esercizio dei diritti, ma la mania di protagonismo, la cassa integrazione, i numerosi suicidi. Un romanzo d’indagine, che risulta molto attuale, che scava nel passato per far fuoriuscire la condizione del presente: “La morte non conosce gerarchie – scrive parlando di quelle vittime – ma è pur vero che, degli anni di piombo, alcune vittime riposano in un pantheon privilegiato, visitato periodicamente dai media, dagli storici, dai documentaristi e altre giacciono in cimiteri alla periferia della memoria, in cui solo i parenti più stretti portano fiori”.

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