LIBRI: CORONA, DI PAOLO, DOYLE, KAFKA

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“La casa dei sette ponti” è il primo libro che leggo di Mauro Corona che mi ha piacevolmente colpito. Una storia genuina, sull’amore, sul ricorso, sul senso del troppo dovere che ti porta a scordarti delle cose veramente necessarie. Potrebbe essere definita una favola moderna, una risoluzione delle passioni, un ritrovarsi e un ritrovare le cose belle della vita. Protagonista è un sessantenne industriale della seta di Prato, ossessionato dal mondo del lavoro, e dalla continua concorrenza del mondo dei cinesi. La sua vita si snoda tra Bologna e Firenze, ma ogni tanto l’uomo si concede anche un ritorno e un rincontro con le amicizie passate, quelle all’Abetone, così vere, così genuine, così reali, in fondo sempre le stesse di un tempo. Qui potrà ammirare una particolare baita dal tetto fatiscente, e dal comignolo che è sempre attivo, sia d’estate che d’inverno. Un giorno preso dalla smodata curiosità decide di avvicinarsi alla casa, e vedere chi veramente abita in quel luogo, così sperduto e solitario, conoscerà due vecchietti che gli diranno che per sapere di più di loro, ma soprattutto della casa dovrà percorrere un viaggio: attraverso i sette ponti, e solo poi potrà accedere a tutte le informazioni che desidera. Un viaggio che è un riappacificarsi con il proprio sé, una bobina della sua vita, un lento regredire e riscoprire quel passato da cui è fuggito, che diventerà di nuovo presente, incontro, congiunzione, e non separazione di quelle distanze che per troppo tempo avevano fatto dell’incomprensione il loro sporco gioco.

“[…] Rimase piuttosto deluso. Erano due vecchietti sull’ottantina, un uomo e una donna, esili, vulnerabili, probabilmente marito e moglie. Scomparivano dentro pesanti maglioni, rammendati qua e là, e portavano berretti di lana in testa e muffole di panno ai piedi. Sui volti  asciugati fino all’osso fioriva il sorriso di una dolcezza mai sopita. La dolcezza dei buoni, dei vinti, degli inermi. La dolcezza della malasorte accettata senza reclami.”

 

 

“Mandami tanta vita” uno dei libri canditati al Premio Strega 2013, un libro che è diciamo sovrabbondante, forse eccessivo, intarsiato di molte metafore che rendono poco agevole la lettura. Nel libro si racconta di Moraldo giovane che arriva a Torino per sostenere degli esami. Moraldo ha una smodata ammirazione per un altro ragazzo, Piero, un venticinquenne sposato, che ha una vita decisamente impegnata, si batte attraverso le sue idee e con le riviste antifasciste alla liberazione del paese. Ogni tentativo di incontrare Piero sarà vano, Piero è a Parigi per portare in alto le proprie idee. Grazie ad uno scambio di valigia il giovane ammiratore riuscirà a trovare anche la donna di cui poi si innamorerà, Carlotta, che poi inseguirà in quella Parigi che sarà la crocevia dei destini incrociati.
Paolo di Paolo con la sua scrittura confeziona oltremodo un saggio, una riflessione, un interrogativo che è costante e presente più che mai oggi, è possibile riuscire ad attuare un cambiamento?
Attraverso la figura di Piero Gobetti, intellettuale, e politico antifascista morto giovanissimo, si toccano temi quali il senso del dovere, verso gli altri, ma soprattutto verso sé stessi, in fondo tutti noi siamo esseri unici, e poco inclini alla ripetizione, basta solo volerlo veramente.

 

 

“Uno studio in rosso” è il primo romanzo di Sir Arthur Conan Doyle sulle avventure del celebre detective Sherlock Holmes, pubblicato nel 1887.
In questo primo libro che darà il via alla coppia investigativa più famosa di tutti i tempi, vediamo Watson che narra l’avventura in prima persona, che è in congedo temporaneo dall’esercito, in cerca d’alloggio, così gli viene presentato Sherlock Holmes, che è in cerca di un coinquilino per dividere le spese. Dopo un accordo iniziale tra i due, sembra che tra loro anche se all’inizio con estrema diffidenza, si cominci ad istaurare quel rapporto che sarà fatto di fiducia, di mistero, di complicità, e che li porterà ad essere al principio inconsapevolmente di essere complici di uno stesso destino. Holmes, è un uomo che alterna periodi di lavoro continuo, e ininterrotto, a periodi in cui si lascia quasi annullare, senza fare nulla. Continui personaggi di ogni classe sociale sembrano invadere lo spazio comune d’abitazione, che poi vedrà la spiegazione, e la rivelazione del lavoro quale investigatore privato. Alla fine Sherlock riuscirà a portare sulla scena del crimine il suo amico, ed è qui che l’investigatore darà sfoggio delle sue qualità intellettive fuori dal comune, superiori, che esulano da ogni possibile logica razionale. Una ricostruzione magistrale, per far luce su numerosi interrogativi come: Chi voleva uccidere Drebber? Che cosa accomuna il cadavere con l’assassino? E’ lo sfogo di una vendetta passata?
Avventure affascinanti, che a tratti ho trovato un po’ statiche, ma che risultano assolutamente godibili e che fanno di Holmes l’investigatore più famoso di tutti i tempi.

 

 

“La metamorfosi” è il racconto più noto dello scrittore boemo Franz Kafka. Il titolo originale dell’opera, in tedesco, è Die Verwandlung, ed essa venne pubblicata per la prima volta nel 1915 dal suo editore Kurt Wolff a Lipsia.
Protagonista è Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che grazie al suo lavoro, e per porre rimedio alle disfatte paterne mantiene la propria famiglia. Una mattina inaspettatamente si sveglia sotto le sembianze di un essere strano, diverso, pauroso, un metamorfosi che l’ha portato a diventare un insetto. Subito Gregor entra nel panico, credendo al principio che tutto non sia possibile, e che quello che sta vivendo è solo un brutto incubo. Con vacillante lucidità cercherà un modo per scendere dal proprio letto, per riuscire a recarsi al lavoro, non perdendo così il treno abituale mattutino. Se all’inizio la prima e unica preoccupazione era il fatto di non potersi recare al lavoro, dopo la condizione di scarafaggio lo farà entrare in un vortice che lo porterà al declino dell’esistenza, alla non accettazione di quella diversità, al sentirsi estraneo della sua stessa vita, gli occhi indagatori saranno pronti fin da subito a giudicare a dispetto della sorella Grete, che è l’unica che si preoccupa dell’alimentazione del fratello. Solo dopo che la sorella troverà un lavoro, il vero animo di Gregor vedrà la completa isolazione, il rifiuto, il rigetto da parte di tutti i suoi stessi familiari, che lo tratteranno come un non-essere, un elemento privo di importanza.
Kafka in questo racconto si fa portavoce di grandi temi quali: l’alienazione, il rapporto conflittuale padre/fliglio, il senso di angoscia, la diversità, tutto contornato da un’aura surreale, mistica, superiore. Un racconto che è un grande capolavoro.
Il volume edito da Netwon e Compton contiene anche altri tre racconti:
“Contemplazione” è una raccolta di 18 brevi racconti e apologhi dedicata a M. B. (ossia Max Brod). Per la prima volta è stata pubblicata nel 1913 dall’editore Ernst Rowohlt di Lipsia in 800 copie. Racconti molto vari che risultano più che godibili nell’insieme. Altro racconto è “La condanna” in cui attraverso uno scambio epistolare si tenta di tenere nascosto aspetti e avvenimenti della vita che potrebbero ferire, ma tutto torna ad essere sempre verità. In questo racconto ritorna prepotentemente in luce il conflitto tra padre e figlio. Chiude il racconto “Il fochista” che non è altro che il primo capitolo del romanzo “America”.