LIBRI: MARZANO, QUENEAU

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“Volevo essere una farfalla” è l’esperienza diretta che l’autrice ha avuto con l’anoressia.  Questa volta non voglio parlarvi della trama del libro, per tutta la lettura però ho avuto una sensazione di estrema velocità, di cercare un qualcosa che andasse oltre, che dicesse qualcosa di più, che uscisse dalle tante cose già dette, per entrare e conquistare il trofeo del nuovo, dell’originale, del profondo. Ecco tutto questo è solo l’aspettativa che la Marzano costruisce dietro il romanzo, e che poi in realtà non riuscirà a raggiungere, una storia che si forma con continui flashback, con il presentarci la sua debolezza, il suo essere al mondo con inferiorità, il suo plasmarsi per divenire ciò che quel padre tanto autoritario e aggiungerei inetto sembra prescrivergli. Una rincorsa alla felicità altrui, al viversi con gli occhi degli altri, ad essere giusta ancora per gli altri e non per se stessa, così diversa, così poca cosa, così piccola, con quel corpo rachitico che sembra voler essere la scusa al fallimento raggiunto. La vita, l’amore, le soddisfazioni professionali, un viaggio, la persona che sembra suonare lo strumento della sintonia ritrovata, la parvenza di normalità che torna e ti abbraccia.

“[…] È solo quando ho smesso di pensare che l’amore fosse una cosa cui ci si deve aggrappare con tutte le forze, che ho cominciato a fidarmi di nuovo. E ho lasciato la presa. E ho accettato di aspettare che qualcosa succedesse indipendentemente dalla mia volontà. Anche quando non ero del tutto d’accordo. Perché onorare la fiducia che qualcuno ci dà significa prendere sul serio i suoi desideri. Anche quando la pensiamo diversamente. Anche quando l’altro sbaglia. Soprattutto quando sbaglia […]”.

 

 

I fiori blu è un romanzo di Raymond Queneau, pubblicato nel 1965 e tradotto in italiano da Italo Calvino.
Il libro ha due protagonisti il duca D’Auge e Cidrolin, la storia si evolve con continui salti temporali, ci si trova con il duca nel 1264 reduce da una prima crociata che si rifiuta di partecipare ad una nuova crociata, e si reca in Francia a vedere la costruzione della cattedrale con i suoi scudieri e i due cavalli parlanti. Si arriva poi nel 1439, per arrivare al 1614 ed approdare ancora in piena Rivoluzione Francese. Cidrolin invece vive sulle sponde della Senna sulla sua chiatta, ed ogni notte rivernicia la sua staccionata che da uno sconosciuto viene deturpata con oscene scritte. Solo nel 1964 i due si incontreranno e qui le loro storie si fonderanno, lasciando molto dell’incompreso: sono veri entrambi? chi dei due è veramente esistito? La storia si alterna l’una quando finisce l’altra, i due sono caratterialmente opposti, uno temerario, l’altro estremamente bonario. Una storia che ho trovato alquanto caotica, Queneau ancora una volta si propone di mostrarci una ricercatezza stilistica non convenzionale, gradevole, ma nulla di così eccezionale.
Molto meglio “Esercizi di stile”.